Cada Die Teatro organizza a Cagliari la IV edizione del festival Transistor

Che verrà ospitato in un luogo simbolico della città, straordinario per la sua importanza storica e artistica, la Basilica di San Saturnino, grazie alla preziosa collaborazione del Polo Museale della Sardegna, e che si avvale anche di quella delle associazioni Malik e Cultarch.

Nuove generazioni – Independent Beat, il sottotitolo di quest’anno; tre giorni di incontri, spettacoli, concerti, installazioni, laboratori, da venerdì 6 a domenica 8 dicembre, con la direzione artistica di Mauro Mou, incentrati sui temi dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà, in cui saranno coinvolti studenti, insegnanti, artisti, musicisti, architetti, creativi, esperti di new media.

Nella scorsa edizione si parlò di memoria ed emozioni: “Quest’anno proveremo a parlare di autonomia e libertà e per farlo cercheremo di allargare i confini della speranza, unico antidoto alla frustrazione, alla depressione e alle possibili dipendenze”, spiega Mauro Mou, direttore artistico di Transistor. Un festival che si rivolge soprattutto alle nuove generazioni. E quando si è giovani indipendenza vuol dire anche raggiungere l’autonomia, la libertà. “I ragazzi, più di tutti, nella delicatissima fase dell’adolescenza, sperimentano il desiderio di essere autonomi/indipendenti – continua Mou – ma questa ricerca spesso genera nei loro comportamenti delle contraddizioni e l’alternarsi anche di diversi stati d’animo. Al desiderio di indipendenza, alla voglia di mettere in discussione i modelli di riferimento e le regole sempre seguite ed accettate si contrappone una sorta di predisposizione ad annullare la propria personalità”. L’idea di Transistor – conclude il direttore artistico – rimane quella di “un festival/laboratorio pensato come un’opera, una narrazione trasversale e frammentata. Attraverso punti di vista diversi, anche i più lontani tra loro, costruiremo una rete segnata dalla dimensione della ricerca e della scoperta”.

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TRANSISTOR è organizzato da Cada Die Teatro in collaborazione con il Polo Museale della Sardegna, le associazioni Malik e Cultarch, con il sostegno di Mibact, Regione Sardegna (Assessorato alla Cultura), Comune di Cagliari, Municipalità di Pirri, Ersu.

IL PROGRAMMA

 Saranno tre giorni intensi quelli che invaderanno pacificamente la navata centrale di San Saturnino, splendida basilica intitolata al martire patrono di Cagliari, per la quarta edizione del festival. Il via domani, venerdì 6 dicembre, con il laboratorio L’ARTE DEL TAIKO, dalle 16 alle 20 (prenotazione obbligatoria), uno stage di introduzione all’allenamento del Taiko (in giapponese “tai” e “ko”, “grandi tamburi”), a cura del gruppo di studio Munedaiko, composto dai fratelli Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro, riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dall’ambasciata giapponese in Italia, che promuove da diversi anni l’arte del Taiko in Europa e in Asia. L’incontro è organizzato da Cada Die Teatro in collaborazione con l’associazione Malik e la rassegna “Schillellé – Pronti per il mondo” e con il Centro Macrobiotico Sardo.

Durante il laboratorio sarà possibile approfondire l’antica arte del Taiko, la percussione tradizionale della cultura nipponica. L’obiettivo è quello di far conoscere la complessa preparazione psico-fisica richiesta ai percussionisti, un raffinato equilibrio tra allenamento del corpo, controllo del respiro e stabilità interiore che si raggiunge attraverso la recitazione dei mantra e il mantenimento di alti livelli di concentrazione.

Il taiko, che viene considerato lo “specchio dell’anima”, è un tamburo che richiede una notevole energia per essere suonato al meglio, è quindi necessario apprendere le basi del corretto movimento del corpo per evitare di rovinarlo e raggiungere uno stato mentale libero da condizionamenti esterni. Lo scopo dell’allenamento è quello di far risvegliare, sviluppare e manifestare la vera forza interiore, creando una condizione di armonia nel corpo, nel cuore e nella mente, per cercare di approfondire lo spirito.

Postura, movimento e concentrazione sono tuttavia fondamentali nell’arte del taiko. Bisogna quindi focalizzarsi su come si muove il corpo per arrivare a colpire il tamburo, liberare la mente per sentire il suono e risuonare con la vibrazione per entrare nel ritmo. E Munedaiko è, per l’appunto, un gruppo di studio dedicato alla pratica che valorizza questo strumento per scoprire, sviluppare ed evolvere se stessi.

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La serata di sabato 7 si snoderà fra le 18 e le 20. Si inizia con BATTITO AUMENTATO, a cura di Marco Massa, “software developer” ventiseienne, attualmente studente alla Facoltà di Informatica, ricercatore del Crs4, esperto di tecnologie immersive, aumentata e virtuale. Per realtà aumentata, o realtà mediata dall’elaboratore, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.

In esclusiva per Transistor Massa elaborerà un’applicazione per i cellulari, scaricabile da tutti, per vivere un’esperienza di realtà aumentata che permetterà di scoprire e osservare la Basilica di San Saturnino sotto un’altra luce. Grazie all’uso di innovative tecnologie sarà possibile svelare i misteri e i segreti dell’affascinante chiesa, location del festival.

 Ci si immergerà poi di nuovo nell’antica cultura giapponese con il concerto – spettacolo MUNEDAIKO LIVE – L’ARTE DEL TAIKO, ancora con i fratelli Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro, che compongono il gruppo Munedaiko, per un altro appuntamento che Cada Die realizza in collaborazione con l’associazione Malik e la rassegna Schillellé – Pronti per il mondo e con il Centro Macrobiotico Sardo.

Non solo musica da ascoltare, ma gesto, equilibrio, ritmo, bellezza, spiritualità e sacralità nell’esibizione del gruppo nipponico, che non a caso è stato di recente invitato in Vaticano direttamente da Papa Francesco per tenere nel 2020 questo stesso concerto. E che con l’arte del Taiko è capace di far scaturire dalla millenaria pratica del tamburo giapponese la massima potenza ed espressione sonora. I grandi tamburi vengono ottenuti dal tronco di un unico albero e sono caratterizzati dalla presenza di una doppia pelle in grado di fornire particolari vibrazioni e risonanze, grazie anche alla robustezza che permette di reggere la percussione su entrambi i lati. I tamburi del taiko hanno acquisito nel tempo il valore di uno strumento sacro, utilizzato all’interno dei templi e destinato a generare, attraverso la profondità del suono, un accesso immediato alla sfera del divino. Ascoltare le vibrazioni del tamburo ha diversi effetti terapeutici e porta benefici sia alla condizione fisica che a quella psico-fisica, confermati dalle moderne ricerche scientifiche e dalle più antiche civiltà dell’uomo. Gli strumenti e gli interessi a cui si dedica il gruppo Munedaiko comprendono uno studio globale delle arti e vanno oltre la sola visione musicale.

E a favorire il dialogo con l’assoluto, in occasione dello spettacolo-concerto cagliaritano, saranno i movimenti della danza tradizionale e il suono di altri strumenti dell’antica cultura musicale giapponese, tra cui, in particolare, il flauto shakuhachi. Il pubblico potrà saggiare nella Basilica di San Saturnino la forza del Taiko nel richiamare idealmente le vibrazioni interiori, forza che lo ha reso nei secoli un protagonista delle feste popolari giapponesi, capace di risvegliare, in chi ascolta e osserva, il ritmo ancestrale che anima il respiro dell’individuo e dà forma al desiderio di armonia nei confronti del mondo naturale.

Il festival Transistor si chiuderà domenica 8 dicembre, con una serata che dalle 17 alle 20 proporrà, a ritmo serrato, diversi appuntamenti. Si riparte con Battito Aumentato, del “software developer” Marco Massa e la sua applicazione per cellulari con focus sulla Basilica di San Saturnino.

Poi, andrà in scena UN RAGAZZO DI NOME GIGI RIVA, spettacolo con Alessandro Lay e Andrea Andrillo. Un omaggio a un mito, che quest’anno ha compiuto 75 anni, a quel ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Quel ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol. Quel ragazzo che ancora oggi fa sognare e ballare il cuore di un’intera isola con il suo beat. Alessandro Lay, autore e protagonista della fortunata produzione di Cada Die Teatro “Riva Luigi ‘69 ‘70. Cagliari ai dì dello scudetto”, da cui è tratto lo spettacolo e che è stata recentemente in tour nella Penisola, racconterà di quando Riva era ancora un ragazzo. Per l’occasione sarà accompagnato da Andrea Andrillo, cantautore cagliaritano  che presenterà una canzone a lui dedicata: “Rombo di Tuono”.

A seguire, TRIBÙ URBANE, sfilata dello stilista Samsoni Da Costa , con la partecipazione di Mamadou M’Bengas e la musica dei Guney Africa, la cura dell’allestimento è di Francesca Pani, appuntamento realizzato in collaborazione con Carovana S.M.I.

“Tribù urbane” è un evento che mette insieme moda, musica, storie, tessuti, trame che disegnano nuovi legami tra Africa e Sardegna. Samsoni Sery, in arte “Da Costa”, giovane stilista proveniente dalla Costa d’Avorio, durante la serata presenterà la sua nuova collezione, per la quale sfileranno giovanissimi modelli e modelle di etnie diverse. Presentato da Mamadou M’bengas, animatore e mediatore culturale, Samsoni racconterà la sua storia e soprattutto come è nata la sua passione per la moda. Da Costa è arrivato in Sardegna con un grande sogno nella testa: diventare uno stilista. Ha imparato a cucire nel suo paese, e ora, passo dopo passo, dà forma alla propria idea di moda con una collezione che mescola diverse culture: un mix di tessuti tipici africani dal taglio europeo, moderno e giovane.

I momenti in passerella si alterneranno alla musica dei Guney Africa, gruppo nato nel 2002, con l’obiettivo di portare ritmi e danze dell’Africa dell’ovest e trasmettere la cultura tradizionale di quella vasta area del continente africano.

Tutti i brani che verranno eseguiti appartengono alla tradizione e vengono suonati con strumenti a percussione (djembe, sabar, doumdoum e balafon). I canti alterneranno inni alla gioia e musiche sacre. Il gruppo è composto da Momar Gaye (djembe e voce), Oumar “Billy” Diallo (doumdoum),

Alassane M’Baye (Tamà e voce), Giorgio Del Rio (djembe).

Ad arricchire la sfilata ci sarà inoltre il tappeto “Tato”, nato da un progetto di Carovana S.M.I in collaborazione con l’affermata art designer Carolina Melis ed Eugenia Pinna di Arte e Comunità (Carovana S.M.I.) ed elaborato come un telaio “umano”, intrecciando manualmente metri di stoffe attraverso la tecnica tradizionale sarda della “manta de stracciu”.

A chiudere, arriverà a “travolgere” gli spazi mounumentali di San Saturnino VALANGA INSTANT FLOW, concerto che vedrà in scena Willy Valanga e Alex P, due storici protagonisti della scena hip hop italiana e sarda. Il beat sarà il treno per una serata dedicata all’improvvisazione in rima,  all’hip hop e al freestyle.

Willy Valanga è un rapper bergamasco, attivo già dal 1994, conosciuto per la sua abilità nei live e nel freestyle, in cui con le rime a ripetizione travolge come fosse, appunto, una valanga. E’ uno dei fondatori del collettivo Rap Pirata e attualmente si esibisce tra Bergamo, Milano, Roma e la Sardegna, accompagnando Assalti Frontali e i Crc Posse di Cagliari. Dal 2016 si occupa dell’organizzazione e promozione della cultura hip hop tramite eventi, contest, workshop. Con Rap Pirata Lombardia ha sfornato l’album “Nebbia” nel 2017, per febbraio 2020 è prevista l’uscita dell’EP “Umami”.

Alessandro Pintus è un dj cagliaritano presente sulla scena hip hop sarda da oltre 20 anni. Componente storico del gruppo CRC Posse (oggi Dr.Drer & CRC Posse), si è sempre interessato alla sperimentazione sonora applicata alle produzioni per teatro, cinema, radio e televisione. Attualmente è impegnato in un progetto solista e continua ad avere forte passione per la black music e l’elettronica. Ha collaborato con realtà note e consolidate della scena isolana ed è continuamente impegnato in laboratori e seminari mirati alla “sensibilizzazione” verso le potenzialità tecnico-espressive che l’hip hop offre.

 Attivita’ prefestival

Il festival TRANSISTOR ha preso la rincorsa già dalla fine di ottobre con il progetto Is animeddas, azione scenica priva di matrice, ideato e diretto da Mauro Mou, e realizzato dalla Scuola di Arti Sceniche La Vetreria di Cada Die Teatro, il gruppo di giovani attori Cuori di Panna Smontata e il coro Studium Canticum.

Il 4 dicembre, alla Biblioteca Comunale di via Montevecchio, a Cagliari, Cada Die Teatro, le associazioni Malik e Cultarch hanno organizzato Re.play, gioco di ruolo sull’abitare collaborativo, curato da un gruppo di giovani architetti dell’associazione “Re.coh”.

Il 30 ottobre scorso, sempre alla Biblioteca Comunale via Montevecchio, e sempre con Cada Die Teatro, Malik e Cultarch insieme, è partito Corpi trasmittenti, stage teatrale che si concluderà il 10 dicembre, dedicato a ragazzi dai 15 ai 21 anni, curato da Mauro Mou, con la collaborazione di Francesca Pani e il coordinamento di Laura Pisu e Barbara Cadeddu. Filo conduttore di questo percorso teatrale è l’idea scenica di allestire una radio indipendente capace di raccogliere e trasmettere l’universo emotivo dei ragazzi partecipanti attraverso un mix di racconti, dibattiti, canzoni, interviste, cronache. Obiettivo finale dello stage è la condivisione del percorso svolto in un momento di ascolto/visione dei materiali elaborati, con una performance scenica dal vivo e/o la divulgazione attraverso i canali web, social, radio.

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