Sassari. Banco di Sardegna shock: l’imprenditore di Trinità D’Agultu non demorde

L'imprenditore di Trinità D'Agultu, Claudio Addis, non si rassegna in ordine alla vicenda giudiziaria del fallimento della propria azienda, la "Comita Costruzione S.r.l.".

Non si rassegna perché, a suo avviso, il fallimento poteva essere evitato se i vertici del Banco di Sardegna, in primis il direttore generale dell’istituto, Giuseppe Cuccurese.

Stando a quanto sostiene l’Addis, infatti, dall’indagine svolta a suo tempo dalla Guardia di Finanza di Sassari, emergerebbero fatti, testimonianze, circostanze ed episodi che metterebbero in luce aspetti poco chiari sull’intera vicenda.

In sostanza, gli atti d’indagine del Nucleo di Polizia Economico finanziaria della Guardia di Finanza di Sassari, determinerebbero le circostanze per affermare che, a suo tempo, fosse stata creata una concreta associazione tra diverse persone, costituendo tra loro un vero e proprio comitato d’affari.

In sintesi, secondo l’informativa resa dalla Guardia di Finanza e datata 3/04/2019, al solo scopo di accertare le responsabilità penali nella vicenda di altre persone, stando ad alcune notizie trapelate e agli atti resi anche dalla parte offesa, emergerebbe la circostanza della richiesta inoltrata al Pm dagli investigatori di competenza, per procedere nell’ottenimento d’importanti provvedimenti nei confronti di questi ultimi come nuovi indagati, oltre che ai sei soggetti già iscritti nel fascicolo d’accusa.

L’organizzazione, infatti, mirava dritta al patrimonio del malcapitato, secondo il procedimento penale in corso e non ancora archiviato rep .566/2019,( al solo fine di impossessarsi a prezzi stracciati, una volta indotta la crisi finanziaria dell’azienda, dei beni della stessa).

I fatti sopra citati e confermati da più testimonianze e in alcune dichiarazioni rese presso la Procura della Repubblica di Tempio Pausania in fronte ad ufficiali di polizia giudiziaria, da soggetti che all’epoca avevano stretti rapporti sia lavorativi, sia societari, con i Lubatti intimi del Cuccurese.

Le stesse testimonianze riportano a più riprese come i Lubatti in quel tempo erano molto intimi con il direttore generale del Banco di Sardegna. Nelle deposizioni, tra l’altro, si puntualizza che soprattutto Gianni e Giulio Stefano Lubatti, quest’ultimo ex collega del rag. Cuccurese in un passato trascorso, per entrambi nelle alte sfere di Banca Intesa, come erano e siano fortemente legati tra loro.

Ciò giustificherebbe il susseguirsi di aperture di credito a favore delle società dei Lubatti, come dichiarato in un interrogatorio di un testimone, negli istituti di credito, là dove il Cuccurese ha ricoperto cariche di primo piano e, addirittura, di Direttore Generale come nel caso del Credito Sardo prima e attualmente nel Banco di Sardegna.
Giulio Stefano Lubatti, a suo tempo, era membro del comitato di controllo di Banca Intesa, nonché uno dei fondatori della Deloitte & Gouthe. Società, quest’ultima, assoldata dal Cuccurese, nel 2017, come società di certificazione dei bilanci del Banco di Sardegna.

Parrebbe, inoltre, che un’azienda facente capo alla famiglia dello stesso Lubatti, abbia fatto affari milionari con un fondo che si occupa di energie rinnovabili, riconducibile ad una Banca precedentemente amministrata dal rag. Cuccurese, di cui era al timone come direttore generale fino a pochi anni fa.

Sembrerebbe, tra l’altro, che una società del gruppo Lubatti, operante nel settore delle energie rinnovabili, a suo tempo abbia ceduto al fondo d’investimento un grosso impianto dalla stessa società, realizzato nell’oristanese.

Nella nota informativa e nel fascicolo giudiziario, risalente al 3 Marzo 2019, sono presenti i nomi di:
(Giuseppe Cuccurese in qualità di Direttore Generale Banco di Sardegna per il Fatto/Reato Art.640 Artt.416 comma 1-2, CP 61N11 CP110 CP 81);

(Lubatti Gianni per il Fatto/Reato Artt.416 comma 1-2 Artt.640, CP 61N11 CP110 CP 81);

(Lubatti Andrea per il Fatto/Reato Artt.640 Artt.416 comma 1-2 CP 61N11 CP110 CP 81);

(Lubatti Lucca per il Fatto/Reato Artt.416 comma 1-2 Artt.640 CP 61N11 CP110 CP81);

(Lubatti Giulio Stefano per il fatto Reato Artt.416 comma 1-2 CP e Artt. 640 CP. -CP 61N CP 110 CP 81).

C’è un sesto indagato di cui, al momento, non sono note le generalità.

Da quanto riscontrato dagli inquirenti, gli indagati, come emergerebbe nelle deposizioni di alcune testimonianze, più volte si erano ritrovati in un noto ristorante (ora in procedura esecutiva) nel villaggio di Cala Rossa, in Comune di Trinità d’Agultu, che, come risulta dagli atti, la famiglia Lubatti aveva acquistato in virtù di un prestito ottenuto dal Cuccurese tramite il gruppo Banco di Sardegna. Emergerebbe anche che la società facente capo alla famiglia Lubatti, non onorasse da tempo gli impegni presi per la restituzione delle somme avute in prestito dall’istituto.

Quello che balza agli occhi è che un vecchio socio del Lubatti, nel 2015 presentava una denuncia asserendo quanto accadeva nel villaggio di Cala Rossa alla presenza del Cuccurese, che la società debitrice con il Banco di Sardegna, sempre facente capo ai Lubatti, era stata messa immediatamente a rientro ed esecutata per il prestito ricevuto e non onorato.

Secondo alcune testimonianze, Durante le cene ed i pranzi in Calarossa, si discuteva come poter procedere, per portare ad un tracollo finanziario la società Comita Costruzioni e non solo.

All’epoca dei fatti (2012), la Comita risultava in linea con i pagamenti delle rate degli affidamenti, tanto che veniva ulteriormente finanziata sempre dal Banco di Sardegna, per l’acquisto di un’area edificabile all’Isola Rossa, per qualche milione di euro.

A quest’ultimo finanziamento, (28/12/2012) avrebbe dovuto seguire subito un ulteriore finanziamento per l’inizio delle unità immobiliari già approvate e munite di relative concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Trinità d’Agultu, unità immobiliari in parte già vendute sulla carta dalla Comita Costruzioni.

Nei mesi a seguire, l’istituto di credito imponeva, al fine dell’erogazione della seconda parte dell’intervento previsto, un finanziato solo in parte dall’istituto di credito, il rientro anticipato di un’altra posizione, riguardante un’operazione finanziata sempre alla società dell’Addis.

L’imprenditore, sotto pressione dal Banco, così come evidenziato in atti, provvedeva ad effettuare anche una svendita di alcuni immobili riguardanti il rientro di quest’ultimo finanziamento, subendo, ovviamente, un’importante perdita. A quel punto si riproponeva al direttore Generale del Banco, Cuccurese, per l’ottenimento della trance del finanziamento, indispensabile per la costruzione dell’intervento immobiliare dell’Isola Rossa.

(C’E’ LA CRISI DEL MATTONE E NON INTENDO FINANZIARLE PIÙ NIENTE).

A detta di Addis la frase appartiene a Cuccurese, pronunciata nei suoi uffici in Sassari, con relativa fine della Comita Costruzioni.

In una denuncia fatta a carico del Lubatti (2015), viene riportato come lo stesso soggetto, nei locali d Cala Rossa, alla presenza di diversi soggetti, divulgò la notizia che lui, per tramite del Cuccurese, fosse riuscito a far mettere a rientro la Comita Costruzioni, facendogli negare i finanziamenti tanto attesi e pattuiti con lo stesso istituto.

Ebbene, nella denuncia fatta sempre da un ex Socio del Lubatti, si riporta a chiare lettere l’obbiettivo principale, ossia quello di accaparrarsi, a prezzi stracciati, l’area edificabile che la Comita Costruzioni pagò con cofinanziamento del Banco, con relativa ipotecata per circa 2,5 milioni di euro.

A questo punto, per l’imprenditore, dopo l’imposizione fattagli dal Cuccurese, era inevitabile portare la società in concordato liquidatorio e la gestione dei conti fu portata all’ufficio precontenzioso del Banco di Sardegna. All’epoca dei fatti, tale ufficio era coordinato dalla dott. ssa Palitta, la quale, insistentemente, prima per mezzo del commercialista dell’azienda, poi dopo la prima riunione tenutasi negli uffici della dirigente, direttamente per telefono, ogni tre o quattro giorni per tramite dei suoi collaboratori, pretendeva la messa in concordato della Comita Costruzioni SRL.

Addis, quindi, pressato su più fronti e stremato dalla situazione, procedeva alla presentazione di un concordato in bianco. Ciò avvenne, comunque, non prima di aver completato e rogitato una settantina d’immobili in costruzione in altra località, già venduti e per i quali aveva già percepito diversi milioni di euro di acconto.
Successivamente alla presentazione del concordato, un appaltatore della Comita Costruzioni, se pur non avendo completato le opere in contratto, pretendeva che l’Addis gli intestasse un immobile in conto prezzo per lavori ancora da eseguire.

Codesto fornitore, come risulta da telefonate registrate, fu introdotto in possesso della Posizione numero…Siges della Comida costruzioni S.r.l. e delle pendenze gravanti sull’immobile di interesse da un dirigente del Banco di Sardegna, nonché inoltrava mail trasmessa dall’ufficio legale della capogruppo Bper, con la quale, senza alcuna autorizzazione scritta, aveva intavolato una trattativa, al fine di effettuare un’offerta al ribasso sull’immobile in questione.

In sostanza, il fornitore d’opera dell’Addis era venuto in possesso d’informazioni sensibili, grazie ad un funzionario del Banco di Sardegna, citato nella telefonata al solo fine di controllare le informazioni finanziarie, per acquistare a prezzi ribassati immobili ancora in pieno possesso della Comita Costruzioni, poiché ancora non in concordato.

Altra incredibile situazione venutasi a creare sempre in danno alla Comita Costruzioni S.r.l., è dovuta al fatto che al giungere di bonifici per centinaia di migliaia di euro sul suo conto corrente, i soldi venivano fatti sparire dal conto senza alcuna autorizzazione dell’Addis, per poi farli riapparire al momento di stornare posizioni a debito.

Praticamente, il direttore della filiale del Banco di Sardegna di Tempio, nonostante le mail inviategli dall’Addis richiedendogli spiegazioni e diffidandolo dal far riaccreditare i denari sui conti correnti della società, non riusciva a dare spiegazioni in merito, se non quelle di addossare le colpe alla direzione centrale del credito, allora diretta dal dott. Stefano Sulis, nominato dal Cuccurese e spesso presente alle riunioni.

Un’altra delle tante vicende riguarda la concessione di un altro sostanzioso finanziamento, per il quale il direttore della filiale di Tempio Pausania, in una prima fase avrebbe fatto l’istruttoria in capo alla società dando l’ok, mentre successivamente, un giorno prima dell’erogazione e della stipula del finanziamento, avrebbe espresso la volontà della direzione generale di mettere le mani su altra società dell’Addis, pena il diniego del mutuo in questione.
L’Addis ricorda bene che poi gli fu concesso quest’altro finanziamento, ma ad esclusivo titolo personale, nonostante la sua capacità reddituale fosse già impegnata da altre operazioni finanziarie.

Il giorno dell’erogazione, pena sempre il diniego, sempre il direttore della filiale di Tempio, a suo dire incaricato dal Cuccurese, davanti al notaio rogante compilava di suo pugno delle distinte di versamento, facendo così convergere i denari di un mutuo, dati a fronte di un’importante ipoteca, su un conto corrente in affidamento per centinaia di migliaia di euro, senza relativa ipoteca.

Per certi aspetti il contenuto di quest’articolo può apparire incredibile e surreale, ma gli atti ufficiali in nostro possesso certificano, di fatto, aspetti e situazioni che non possono liquidarsi come se nulla fosse accaduto nei confronti dell’imprenditore Claudio Addis, danneggiato, a suo avviso, dagli atteggiamenti assunti nei suoi confronti dal Banco di Sardegna.

Se si analizza la vicenda da una certa angolazione, tutto appare alla stregua di un film, mentre si è di fronte ad una disarmante realtà. A questo punto, quindi, sarà la magistratura tempiese e romana a far luce su eventuali abusi riscontrati dagli uomini della Guardia di Finanza di Sassari.