Oristano: il 16 novembre, la presentazione del nuovo libro di Giuseppe Corongiu

È in programma per sabato 16 novembre a Oristano, presso la sala bistrot del Caffè Amaro, in piazza Roma alle ore 17:30, la presentazione del libro "Metropolitània e àteros contos tòpicos, distòpicos e utòpicos" di Giuseppe Corongiu. Introduce Marina Casta, intervengono, alla presenza dell'autore, Isabella Tore e Luca M. Atzori. Organizzano la Palabanda Edizioni e la Libreria Mondadori.  

L’occasione sarà ottima per conoscere e riflettere su un’opera in sardo che si è affacciata al mercato editoriale cercando provocatoriamente il rinnovamento, se non la rottura, con temi e argomenti di una tradizione consolidata.

L’autore, con una personalissima macchina del tempo scrittoria, viaggia, in sardo, in varie epoche, da un futuro distopico agli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, per raccontare una Sardegna allo stremo, in via di dissoluzione.

Battaglie, fughe, amori disperati, fantascienza, eros, vita quotidiana, paradossi narrativi, cinismo e inchieste giudiziarie fanno da sfondo alle vicende sempre originali, mai banali. Si presta attenzione alle realtà urbane, ai viaggi, a mondi contemporanei come quello della burocrazia, del giornalismo, della politica. Non ci aspetta tutto ciò in un’opera in sardo e anche per questo un tale lavoro non poteva passare inosservato.

Il libro piace e ha un suo riscontro immediato, per ora, anche nei numeri delle vendite che sembrano interessanti. Il mondo che si interessa alla lingua sarda sembra colpito da quest’opera. Dei vari intellettuali che hanno parlato o scritto dei racconti, il primo significativo giudizio è stato quello di Maria Antonietta Mongiu, che, all’inizio dell’estate, scrisse presentando l’opera come:

Inaspettata, sorprendente e fondativa di una nuova fase della lingua sarda. Finora non si era registrato un uso così colto della lingua comune, perlomeno in questi termini. L’autore rompe con la tradizione, ma solo con quella recente cantonale e asfittica, mentre si riallaccia a quella di grandi poeti del Settecento e Ottocento.

Una posizione che sembra essere condivisa dal critico e storico Francesco Casula, il quale ha sostenuto che Corongiu:

Rompe con tutta la tradizione precedente, a parte la forma racconto. Ma non va contro questa tradizione, piuttosto va oltre, cercando di innovare senza spezzare i legami profondi.

Si tratta di una lingua ricca e stratificata, che sorprende, ha aggiunto, intrisa di sperimentalismo e che è frutto di anni di lavoro alla ricerca di un sardo letterario standard e idiomatico. L’estremo sperimentalismo dei dodici racconti è piaciuto anche a Luciano Piras, della Nuova Sardegna, che parla di “una coraggiosa sfida sperimentale azzardata, ma riuscita“, che pone l’opera al centro della produzione attuale della lingua sarda.

Per Salvatore Serra, esperto e traduttore nuorese, invece Corongiu, lungi dall’essere un eretico è un vero “osservante” del credo della lingua sarda. Parere condiviso dal giornalista Piersandro Pillonca, che, presentando il libro con l’autore a Laconi, ha sostenuto che Corongiu non è eretico, né apostata. Piuttosto è un continuatore di un movimento storico importante anche se, aveva ribattuto lo stesso Corongiu, i temi dei racconti si staccano nettamente dal versante antropologico e legato alle tradizioni popolari del movimento identitario.

Fabio Marcello, per l’Unione Sarda, ha scritto che:

Non c’è traccia della Sardegna leggendaria di padri ed eroi, né di pastori custodi di antichi saperi. Semmai l’affresco è quello di una società squassata dalla contemporaneità.

Per Federico Francioni, critico sassarese, Corongiu dimostra di avere maturità stilistica e di riuscire a dar vita a un organismo narrativo credibile con una lingua ricca e articolata. Per Ciriaco Offeddu, che ha dialogato con l’autore nella libreria Mieleamaro di Nuoro, il libro rischia di essere volutamente e provocatoriamente “schizofrenogeno“, perché induce una dicotomia percettiva tra lo stereotipo della lingua tradizionale usata e la contemporaneità invece dei temi e della poetica.

Per i sardi del circolo Ichnusa di Madrid, alcuni brani del libro si immedesimano perfettamente nel malessere della società sarda che è causa della fuga all’estero di molti giovani. Per Giovanni Piga, scrittore nuorese autore del romanzo “Sa vida cuada” con quest’òpera si affaccia al mondo culturale sardo “un’isteddu noale” della letteratura nella lingua propria della Sardegna.

Di questi e altri temi si potrà discutere nella presentazione alla presenza dell’autore.