Legambiente:proposte per affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici

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“Accelerare la transizione energetica. La Sardegna non deve perdere le opportunità economiche e di nuova occupazione possibili con la nuova politica europea per il clima. Regione, imprese e sindacati elaborino una proposta per un nuovo modello di sviluppo sostenibile per l’Isola”

Nel Mese di Agosto il rapporto dell’IPCC (ONU) Integovernal Panel on Climate Cange ha confermato la tendenza molto preoccupante dei cambiamenti climatici e la necessità di interventi importanti per ridurre le emissioni dei gas climalteranti. E’chiaro che sono necessarie azioni a livello planetario ma ogni paese deve fare la propria parte.

La Sardegna registra un livello di emissioni molto elevato che negli ultimi anni si attesta sui 15 milioni di ton/annue che secondo gli accordi internazionali dovranno azzerarsi nel 2050. La prospettiva della decarbonizzazione impone un programma innovativo che investe in primis le scelte energetiche del passato ed in generale il modello di sviluppo della Sardegna.

Ecco perché Legambiente rivolge un appello alla Regione per accelerare la transizione climatica e sociale, con un progetto che indirizzi le risorse della nuova programmazione UE  per le comunità interessate al phase-out del carbone e per creare lavoro attraverso  investimenti in riconversione delle zone industriali  inquinanti, rinnovabili, efficienza del settore edilizio e sistemi di accumulo idraulico ed elettrico.

E’ il momento di aprire una discussione sul futuro della Sardegna in un contesto che aprirà importanti opportunità che non devono essere sprecate. La Sardegna può oggi puntare sulle rinnovabili per prodursi l’energia di cui ha bisogno, accumularla e scambiarla con vantaggi economici e occupazionali diffusi. E può costruire una transizione per le aree delle centrali a carbone e della riconversione energetica attraverso le risorse messe a disposizione dalla nuova programmazione europea 2021-2027 che può permettere di mettere in campo fino a 2 miliardi di Euro di risorse per queste aree. E’ una occasione che non dobbiamo sprecare continuando a guardare a proposte superate dalle innovazioni tecnologiche e dai veri e propri allarmi che arrivano dagli scienziati dell’IPCC sui destini del pianeta.

La prospettiva obbligata per la Sardegna è l’applicazione ancora più rigorosa del PNIEC Piano Nazionale Integrato Energia Clima proprio per le opportunità che si possono aprire.

Pertanto proponiamo l’impegno prioritario di rispettare gli accordi internazionali per quanto riguarda la decarbonizzazione con:

  • la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025 mettendo in campo un progetto di bonifica, riqualificazione e rilancio occupazionale delle aree attraverso i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per la Giusta transizione;
  • lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, è possibile raddoppiare l’attuale potenza installata nel pieno rispetto del paesaggio, integrandola con sistemi di accumulo per garantire efficienza e sicurezza del sistema elettrico;
  • un programma diffuso di efficientamento del comparto edilizio per ridurre i consumi energetici di abitazioni, edifici pubblici, uffici, alberghi utilizzando le risorse degli incentivi nazionali Ecobonus;
  • una estesa opera di riassetto idrogeologico per rendere più resiliente il territorio all’impatto dei cambiamenti climatici;
  • la decarbonizzazione del settore dei trasporti, attraverso investimenti nei collegamenti ferroviari e nella logistica delle merci valorizzando il sistema dei porti;
  • la realizzazione dell’elettrodotto Sardegna – Sicilia – Continente per potenziare l’interconnessione con il continente, la sicurezza della rete e facilitare l’esportazione dell’energia prodotta;
  • La spinta all’autoproduzione da fonti rinnovabili e la creazione di comunità energetiche come previsto dalla nuova Direttiva 2001/2018 UE;
  • La realizzazione di depositi costieri di GNL nei porti industriali al servizio delle più importanti aree urbane ed industriali con minirigassificatori anche per riconvertire le centrali a carbone. Chiedere una tariffazione unica per i cittadini e le imprese in Sardegna per il metano, in accordo con l’Autorità per l’energia in modo da garantire la continuità territoriale e evitare differenze di prezzo tra i diversi ambiti.
  • L’abbandono del progetto di dorsale del metano, già tentata nel 1996 e nel 2005, ma utilizzare il metano nelle reti di GNL esistenti nelle principali aree urbane e industriali quale fonte per favorire la transizione dopo il phase-out e integrare la produzione da biometano.

 

  1. Applicare il PNIEC con maggiore rigore

A fronte delle prospettive delineate dal PNIEC e dagli altri documenti di programmazione nazionale si assiste tutti i giorni alla espressionedi valutazioni negative da parte della Regione sulle scadenze poste dagli accordi internazionali. Legambiente è preoccupata per il modo disarticolato con cui vengono affrontate le diverse opzioni che rischiano di isolare la Sardegna in una posizione arretrata rispetto all’Europa. Spostare al 2030 il PHASE -OUT appare solo una proposta dilatoria rispetto alla necessità di assumere con convinzione il processo di decarbonizzazione che prevede zero emissioni nette al 2050, per poter fronteggiare in maniera adeguata l’emergenza climatica.

Pertanto non solo riteniamo sbagliato contrastare gli obiettivi indicati dal PNIEC ma riteniamo che gli stessi siano allo stato attuale insufficienti per rispettare le prospettive indicate dagli accordi di Parigi.

Infatti a parere di Legambiente il PNIEC deve alzare l’asticella degli obiettivi in linea con quelli europei. Siamo ancora in tempo per dotarci di un Piano e di una Strategia di lungo termine più ambiziosi ed in linea con la soglia critica di 1.5°C. Quello di cui abbiamo bisogno è un piano nazionale coerente con l’Accordo di Parigi, che punti ad un futuro energetico al 100% rinnovabile e sull’efficienza energetica per ridurre consumi e importazioni; che acceleri la transizione fuori dalle fonti fossili (cancellando gli assurdi sussidi diretti e indiretti previsti), che renda davvero possibile l’uscita dal carbone al 2025. Per quanto riguarda il metano la prospettiva del suo arrivo attraverso una diffusione dei depositi costieri di GNL è utile per programmare meglio la chiusura delle centrali a carbone. La discussione sul metanodotto con la dorsale, allo stato attuale, sta rallentando la realizzazione dei depositi costieri. Il PNIEC deve riuscire a dare più certezze alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio legandola a quella della messa in sicurezza, prevedere obiettivi più ambiziosi per accelerare la decarbonizzazione dei trasporti e una strategia più chiara a cogliere le opportunità tecnologiche a partire dalla mobilità elettrica del trasporto pubblica. Per una Regione come la Sardegna occorre rafforzare il ruolo dei sistemi agricoli e forestali, incentivare la transizione verso un’economia circolare e decarbonizzata con priorità alle misure di adattamento ai cambiamenti climatici in corso, a partire dai territori più vulnerabili quali le zone umide e le aree costiere.

Aggiungiamo con forza che nello scenario che proponiamo, investire sullo sviluppo delle comunità energetiche e allo scambio di energia tra utenze, con sistemi di accumulo e sviluppo della trazione elettrica, per la Sardegna può costituire anche una opportunità per vedere una riduzione dei costi energetici. In generale appare opportuna una politica tariffaria che preveda agevolazioni sul costo della energia elettrica per compensare la mancanza del metano.

  • NECESSITA’ DI POLITICHE AVANZATE

Legambiente per la mole di problemi che presenta, considera la Sardegna un laboratorio di sperimentazione delle tecniche innovative della transizione energetica, un campo di applicazione degli obiettivi indicati dal PNIEC. La sfida che si apre per la politica regionale è di fare in modo che la transizione energetica sia sostenibile anche dal punto di vista sociale.

Come nel 2006 la Sardegna si è distinta a livello nazionale per le misure innovative nella tutela e valorizzazione del Paesaggio cosi nel 2019 si può distinguere nelle misure innovative per affrontare l’emergenza climatica e valorizzare il proprio territorio.

In estrema sintesi sono necessari obiettivi più avanzati rispetto a quelli europei, per cui si rivolge un appello alla Regione per rafforzare il tavolo di programmazione, che partendo dal rapporto di monitoraggio del PEARS, affronti i diversi scenari ed elabori una strategia adeguata alla gravità della situazione industriale sarda da presentare   per la programmazione dei nuovi fondi strutturali 2021- 2027. Infatti il prossimo bilancio pluriennale della UE  prevederà  delle ingenti  risorse (25% per l’azione CLIMA del complesso del bilancio), il Commissario Gentiloni ha proposto mille miliardi dell’Europa per l’ambiente, finalizzati ad attuare  la transizione economica e sociale delle comunità interessate al phase-out del carbone e dalla riconversione degli impianti industriali energivori con l’alternativa di essere esclusi e penalizzati, in primis da applicare per l’area industriale di Portoscuso, nella quale appare anacronistico perseverare nella riproposizione di scelte del passato.

Ai sindacati diciamo che comprendiamo la giusta difesa dei posti di lavoro, che il processo obbligato, necessario ed urgente di decarbonizzazione non lo devono pagare i lavoratori ma è indispensabile che la Sardegna affronti con un ruolo attivo la sfida della innovazione energetica per riconvertire il comparto produttivo e creare anche nuova occupazione.  Pertanto ai sindacati proponiamo l’apertura di un momento di confronto, per delineare insieme delle alternative di sviluppo.

Legambiente considera positivamente le proposte contenute nella Proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima e ritiene che possano utilmente favorire una fase di transizione fra fonti fossili e fonti rinnovabili, garantendo sicurezza e innovazione, anche senza le centrali a carbone. La chiusura dell’anello di collegamento Sardegna-Sicilia-Continente può garantire una maggiore sicurezza del sistema regionale e un ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili.

No al metano GNL come prospettiva di lungo periodo- anche perché il GNL sì, ci renderebbe dipendenti da altri territori- e allora si svuota di senso l’investimento nella dorsale.

I depositi costieri possono fornire il GNL per gli usi industriali e civili, favorendo anche lo sviluppo della filiera del biometano, in un contesto di maggiore elettrificazione e decarbonizzazione del sistema energetico regionale.

Il PNIEC assegna un ruolo importante anche agli interventi di efficienza energetica nel comparto edilizio ed al potenziamento e decarbonizzazione del settore dei trasporti.

Ora la sfida che si apre per la politica regionale e’ di fare in modo che questa transizione sia sostenibile anche da un punto di vista sociale. Dal momento che sono previste risorse per questi obiettivi nella prossima programmazione europea 2021-2027, occorre che la Regione Sardegna si trovi pronta con progetti di bonifica e riconversione delle aree, formazione dei lavoratori e creazione di lavoro nella prospettiva che si verra’  ad aprire di una generazione energetica sempre piu’ distribuita e rinnovabile, dove ci sara’piu’ lavoro ma in posti diversi rispetto ad oggi e per questo bisogna aiutare i territori e le persone.

Piano Nazionale Integrato Energia Clima

  1. Phase-out e produzione elettrica e interconnessione con il continente

Viene indicata la prospettiva della chiusura delle centrali a carbone entro il 2025, insieme alla necessità di accelerare la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili.

In particolare per il phase-out dal carbone in Sardegna, si propone una nuova interconnessione elettrica Sardegna-Sicilia-Continente insieme a nuova capacità di generazione a gas o capacità di accumulo per 400 MW localizzata nell’isola nonché installazione di compensatori per almeno 250 MVAR.L’elettrodotto Sardegna – Sicilia – Continente di potenza adeguata è già inserito nel piano di sviluppo 2018 di Terna e, partendo dal Sud della Sardegna, sarà parte di un grande anello che comprende il SAPEI a nord (costituito da 2 cavi da 500 MW). Si tratta di un elettrodotto della lunghezza di circa 1000  Km con un investimento di 1  Miliardo di Euro. L’integrazione di opportuni compensatori a potenziare quelli già in funzione a Codrongianus permetterà di raggiungere la stabilità della rete. Per agevolare la transizione sono previste le riconversioni delle centrali a carbone con alimentazione a Gas Naturale Liquefatto (GNL) per una potenza di 400 MW, come peraltro previsto dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), nel 2017.Un primo step di verifica può essere posto alla fine del 2020, data in cui occorrerà aver concluso i procedimenti di autorizzazione almeno delle opere principali.

  1. Approvvigionamento e gestione del Gas Naturale

Per quanto riguarda l’attuale indisponibilità di metano, che penalizza fortemente la Sardegna, il piano è molto chiaro indicando la prospettiva del suo arrivo attraverso una diffusione dei depositi costieri di GNL. E’ un obiettivo già indicato da Legambiente, che per essere perseguito ha bisogno di una notevole attività programmatoria da parte delle istituzioni.

Infatti, nel documento si afferma che nel settore del gas naturale sono in corso di autorizzazione presso il MiSE e il MIT numerosi progetti di depositi costieri di GNL di piccolo volume (SSLNG) da realizzare in Sardegna e in Adriatico (Ravenna e Porto Marghera) per lo scarico del GNL da navi metaniere di piccola taglia, lo stoccaggio e la realizzazione di minirigassificatori. In particolare in Sardegna la disponibilità di GNL permetterebbe: di rifornire di gas naturale le industrie sarde – a prezzi in linea con quelli del resto d’Italia ove vengano adottate soluzioni tecnico/regolatorie che consentano di equiparare gli oneri di sistema – e le reti di distribuzione cittadine già esistenti (in sostituzione del propano) e in costruzione, tutte già oggi compatibili con il gas naturale; di sostituire i carburanti per il trasporto pesante; di sostituire i carburanti marini tradizionali con GNL introducendo, in modo graduale, il limite di 0,1% di zolfo per i mezzi portuali e i traghetti, nonché alimentare a gas naturale le centrali termoelettriche previste per il phase-out delle centrali ora alimentate a carbone.

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