Quartu Sant’Elena. “Noi e la Città: manifesto del movimento politico “Ajò Insieme”

Oggi percepiamo la nostra città di Quartu Sant’Elena ferma, senza forza propulsiva, distante dai processi di sviluppo che vengono nel frattempo portati avanti (seppur in modo limitato) nella nostra regione: siamo isolati, soli perché non rappresentati. Abbiamo perso anche l’ambizione di essere la città dei servizi dell’area metropolitana di Cagliari. In questo momento non contiamo perché non siamo credibili.

Solo la solidarietà e il volontariato dei cittadini riescono a gestire a mala pena le povertà più evidenti, ma rimangono irrisolte quelle più nascoste e impensabili: le povertà dovute all’abbondante disoccupazione.

La Città si è impoverita, i suoi abitanti si sono impoveriti, il mondo e l’indotto delle costruzioni si è fermato e, laddove riprenderà, non raggiungerà mai il livello del passato sia per i pochi nuovi nati, sia per il trasferimento dei cittadini in realtà e comuni vicini dove i servizi sono più efficienti e hanno minor costo.

La via del riscatto

Dobbiamo riprenderci il ruolo guida di terza Città della Sardegna e lo dobbiamo fare per il bene di ognuno di noi; ogni cittadino deve avere lo spazio e la possibilità di partecipare attivamente, chi gestisce i servizi pubblici insieme al mondo produttivo e imprenditoriale, al mondo delle professioni, del commercio, agricolo e della cooperazione.

Abbiamo l’ambizione di offrire il nostro contributo ad una gestione trasparente, completamente fuori da schemi preconfezionati, più delle volte supportati da ragionamenti elaborati al di fuori della nostra comunità e che hanno avuto il solo scopo di favorire il declino di investimenti ed aziende cittadine, ed intaccato la nostra stessa identità.

Siamo diventati più propensi a scontrarci che a incontrarci, e ci siamo abituati all’idea che indistintamente la classe dirigente, stia lontana dalle vere esigenze che giorno per giorno angosciano la popolazione. E questo non è accettabile in una democrazia.

Cosa si deve fare subito

Affinché si possa pervenire ad una forma di sviluppo con ricadute positive per l’intera comunità è fondamentale, opportuno nonché indispensabile sostenere gli “sconfitti” , le fasce più deboli del tessuto cittadino, ad oggi prive degli strumenti e/o delle risorse necessarie.

Dobbiamo iniziare a parlare non solo di uguaglianza, ma di equità: per realizzare lo sviluppo dell’intera comunità occorre sostenere investimenti pubblici e privati; questo si può realizzare con un amministrazione credibile.

Dare priorità ad un programma duraturo, continuato nel tempo di manutenzioni stradali e pedonali per restituire a cittadini ciò che hanno giustamente versato con i tributi, per non affrontare sempre in emergenza ogni piccola necessità e rendere la città decorosa.

Riprendere velocemente in mano le opere incompiute, eliminando la burocrazia superflua dall’amministrazione comunale. Non servono super dirigenti per risolvere i problemi, occorre liberare le professioni della nostra comunità e garantirgli il dovuto sostegno, dopo anni in cui sono stati mortificati e messi da parte.

Dobbiamo iniziare a ripensare ad un modo di stare e di vivere la Città privilegiando tutto ciò che innalza la qualità della vita: ogni grande città europea ha ormai tra le sue priorità l’innalzamento della qualità ambientale e della salute dei propri cittadini, favorendo uno sviluppo sostenibile che diventa fonte produttiva di interessi che favoriscono la nascita di nuovi posti di lavoro. Ripensare a come ci muoviamo, alla viabilità, ad un vero piano del traffico (che è diverso da un piano della sosta, inteso come progetto in grado di esercitare una nuova mobilità intelligente).

Elaborare una nuova pianificazione territoriale in conformità alle normative Regionali e Nazionali, attivando un proficuo rapporto con gli enti sovraordinati.

Privilegiare lo sviluppo sostenibile e favorire il recupero urbanistico-ambientale dei quartieri della città, in particolare del litorale, dove oramai una grandissima quota di abitanti vive e lavora, e dove occorre agire per garantire equità di distribuzione dei servizi.

Favorire la riqualificazione del patrimonio immobiliare privato e pubblico per una città più bella, convinti che ciò si possa realizzare attraverso lo sforzo sia del privato che del pubblico.

Riqualificare il patrimonio storico – artistico della nostra città al fine di favorire percorsi turistico – culturali attingendo dai finanziamenti europei, ottenendo quindi una ricaduta occupazionale per il settore.

Rendere veramente appetibile il litorale a investitori turistici e favorire un vero sviluppo turistico del territorio, ottimizzando ogni metro quadro di Sardegna che costituisce la municipalità di Quartu.

Cosa vogliamo fare e con chi

Questi sono solo alcuni punti d’interesse per l’adesione ad un programma elettorale da poter discutere e realizzare insieme ai cittadini che necessariamente sarà più articolato, ma comunque snello.

E’ un nostro dovere morale: presentare il movimento politico non è solo soddisfazione personale ma è un trasparente servizio che vogliamo rendere alla nostra città, è un impegno etico indirizzato ad una crescita politica e culturale da fare insieme ad altri cittadini, senza imporre idee o preconcetti.

E’ un percorso che per certi versi ha avuto modo di concretizzarsi grazie anche ad altre associazioni che vivono il tessuto cittadino. E’ nostra intenzione fare rete con esse.

Perché lo vogliamo fare

Vogliamo escludere fortemente la politica dello scambio di favori, del dare e avere, della contrapposizione violenta e sguaiata.

Abbiamo l’ambizione di offrire la possibilità a nostri concittadini di valorizzare i propri talenti e specificità e le nuove energie per il rinnovamento e il riscatto della nostra città.

Riscatto e distanza da tutti quelli che hanno impoverito la città favorendo manovre di palazzo che hanno avuto l’unica conseguenza di depauperare la città per interessi personali e di potere.

La società giusta che noi vogliamo investe sul valore e il benessere della persona, sulla sua autonomia e responsabilità nel gestire ciò che è pubblico, cioè di tutti e non di pochi.