Atzara al concorso di Rai 3 “Il Borgo dei Borghi”

Atzara sorge al centro della Sardegna, situato sul versante occidentale del Gennargentu. Confina con i comuni di Belvì, Meana Sardo, Samugheo e Sorgono.

E’ meta di numerosi pittori, che soprattutto nella prima metà del secolo scorso hanno ritratto nelle tele i colori brillanti del costume atzarese e gli scorci suggestivi di questa località.

Atzara, è un borgo di origine medioevale che risale ai primi anni del 1000 d.C. e si pensa fondato dagli abitanti di altri tre piccoli borghi esistenti all’ora nei territori limitrofi all’attuale insediamento: Leonissa, Baddareddu e Pauli Cungiau. La conferma dell’esistenza di questi tre piccoli insediamenti umani è data dalla tradizione orale che sin ai giorni nostri ci ha trasmesso questi versi: ‘ Cuaddariu nieddu, si andas a Baddareddu, narasidd’a Cillotta, ca sa figia d’est morta, sa ch’hiat coiau, a Paule Cungiau’ [O uomo -che te ne vai- vestito di nero sopra un cavallo, se passerai a Baddareddu, di a Cillotta che le è morta la figlia, quella che lei aveva maritato in Pauli cungiau].

Al centro, il paese custodisce intatta la pregiata struttura urbana caratterizzata dalla architettura di gusto catalano. Tra le strette viuzze e i suggestivi vicoli che confluiscono sulla piazza della chiesa di Sant’Antioco martire, si osservano numerose le antiche case, basse, di granito, con gli originari solai in assi di quercia. Alcune costruzioni conservano intatte, ad abbellire porte e finestre, cornici in trachite, eleganti lavori di scalpello arricchiti da elementi architettonici e decorativi di interesse artistico e storico.

5 motivi per cui ti suggeriamo di votare e visitare Atzara

  1. E’ il primo Comune dell’interno a partecipare al concorso.

In 7 anni, numero dell’edizione 2019, i borghi scelti per la Sardegna sono stati solo quelli che si affacciano sul mare. Quest’anno, per la prima volta, è stato selezionato un paese dell’interno, circondato da vigneti e frutteti. Un’occasione per far conoscere e dare spazio alla vera anima dell’Isola di Sardegna, dove batte fare il cuore di una cultura e di tradizioni autentiche.

  1. Degustare il vino locale

Atzara è un centro famoso per il suo vino che non è solo economia, ma anche tradizione, storia e soprattutto cultura.

Sin dal 1400 (dove risalgono i primi dati certi) gli abitanti di Atzara pongono un’inconfondibile passione nella cura delle vigne. Nonostante la tecnologia dei tempi moderni, ad Atzara il lavoro nei campi osserva con rispetto i ritmi della Natura. Spesso non è difficile osservare potenti gioghi di buoi attraversare i filari, quasi a suggellare un patto tra uomo e animale per il raggiungimento del fine supremo: la produzione del buon vino Mandrolisai.

Quando l’estate calda e torrida lascia spazio all’autunno, le vigne offrono inimmaginabili spettacoli e interessanti emozioni cromatiche, con le campagne che si illuminano di mille colori, offrendo suggestivi panorami naturali. Arriva così il tempo tanto atteso della vendemmia, quasi una festa che si rinnova anno dopo anno, con le campagne che brulicano di persone di tutte le età, che raccolgono l’uva che darà vita allo squisito nettare.

L’uva, scrupolosamente raccolta dalle mani degli atzaresi, viene pigiata e il mosto, così ottenuto, viene lavorato nel corso dei mesi successivi, per diventare poi il protagonista principale delle tavole degli atzaresi e non solo. Nasce così il vino Mandrolisai di Atzara, un prodotto unico, per la naturalezza e la semplicità della sua produzione e per gli inconfondibili profumi, profumi e sapori di una tradizione millenaria.

Dal 2007, il Comune di Atzara fa parte dell’Associazione Nazionale Città del vino.

  1. Non perdere i piatti della tradizione

Sa fregula istuffada, sa tumballa, sos malloreddos, sas suppas, su biradizzu, s’ortau, su gattou, sos bucconettes, su pani ‘e saba. Tante specialità ancor oggi preparate nel rispetto della tradizione.

Tra queste risaltano s’ortau, la prelibata salsiccia con frattaglie e carne di maiale, sale, pepe, prezzemolo e pomodoro secco, e un’altra specialità atzarese, su pani ‘e saba, in particolare quello floriu, un’impasto di noci, nocciole, pabassa e mandorle a guarnire.

L’alimento fondamentale rimane però il pane, che la tradizione ha tramandato nelle forme più varie.

Su zicchi, una varietà di pasta dura, fatta con la semola, lavorata artisticamente, sa pogazza, un impasto di farina integrale e semola di forma rettangolare, consumato soprattutto in inverno, su cruvarzu di farina integrale, su brufulittu, soffice fatto di semola, su tiratile, un impasto di semola e farina fine a forma di una ruota, confezionato per S. Antioco, sa fresa, di semola e farina fine, sottile, vuoto all’interno, consumato soprattutto in estate, su pistoccu, pane di farina integrale, la cui parte superiore si separa da quella inferiore dopo la cottura, e infine, sa goccoi cun gerda, in semola impastata con i residui del lardo avanzati dall’estrazione dello strutto, da gustare nei giorni più freddi dell’anno.

  1. Luogo ideale per gli amanti dell’arte.

Atzara è stata una culla di artisti. Un pezzo della cultura pittorica dei Novecento si è formato in questo paese che in fatto di mecenatismo può raccontare una sua storia durata più oltre mezzo secolo e che ha visto maestri di grande valore celebrare le sue bellezze. Gli artisti dedicavano la loro attenzione ai costumi e alle tradizioni delle comunità, rappresentavano in mille modi la realtà della popolazione, e questo attraeva ed inorgogliva gli atzaresi (diversi modelli di quei grandi artisti sono ancora in vita). Dal principio del secolo scorso accolse i primi maestri, giovani studenti spagnoli. In origine ci sarebbe stato l’incontro casuale tra artisti iberici, ospiti dell’Accademia di Spagna, ed i pellegrini provenienti da Cagliari. Tra questi, spiccava un gruppo in costume di Atzara e messo in evidenza dallo straordinario abbigliamento cerimoniale sia maschile sia femminile.

Il fascino antico che trasmette l’antica storia di questo paese lo ritroviamo anche nelle diverse produzioni artigianali che Atzara offre al visitatore. La creatività e maestria degli artigiani locali genera da materiali semplici, quali lana, legno e pelli, oggetti unici e preziosi. Una tradizione antica di secoli quella dei tappeti e arazzi, che si rinnova quando, per le strette stradine del centro storico, si sente il rumore dei vecchi telai in legno utilizzati dalle tessitrici.

Utensili e pezzi d’arredamento in legno, un tempo appartenenti alla vita quotidiana, divengono oggi veri e propri oggetti d’arte, per la raffinata tecnica di realizzazione e le particolari decorazioni che li impreziosiscono e ne garantiscono l’originalità.

Ma spesso è la natura che ispira le tecniche per rendere pregevoli lavori artigianali. E così utilizzando alcune specie vegetali che crescono spontanee nelle campagne e nelle foreste di questo territorio sono state reinventate le antiche metodologie di tintura di lana e seta da alcuni giovani artigiani atzaresi.

  1. Passeggiata rilassante, all’aria aperta, alla scoperta delle domus de janas e del nuraghe di Abbagadda

Fin dal periodo Eneolitico l’uomo ha lasciato i segni del suo passaggio nel territorio di Atzara. Non distanti dal centro abitato, nella zona di Corongiu Senes, si trovano domus de janas mentre in località Launisa sono state rinvenute lame e punte di freccia. Alla successiva civiltà delle tholoi appartengono i resti di alcune tombe dei giganti e diversi nuraghi Abbagadda, su Pisu, Figus, su Nuraghe, Ni’ e Crobu, Ligios e Sole‘e Mugadu, che in alcuni casi presentano interessanti soluzioni tecniche di costruzione.

Il nuraghe di Abbagadda (acqua calda), a sud ovest del paese, che si presenta in buono stato di conservazione. In origine i massi che lo compongono erano ricoperti da una patina di argilla che l’i solava dall’umidità e dalle intemperie. La torre centrale è alta circa sei metri. Degli scavi effettuati alcuni anni fa hanno portato alla luce alcuni muri ancora da decifrare.

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