Riola Sardo: al Parco dei suoni il 28 luglio l’inaugurazione di “Art Tube. Da Woodstock alla luna”

Confidenzialmente chiamata The Tube dai londinesi, la più antica rete metropolitana di Londra e, ancor oggi, una delle più estese al mondo, con le sue ramificazioni, i suoi incroci, il geniale schema grafica ideato nel lontano 1931 da Harry Beck e l’inconfondibile roundel, è stata scelta come impianto simbolico e visivo per la mostra ART TUBE, da Woodstock alla Luna. A cura di Paolo Curreli e Antonio Manca, la mostra, ospitata nei suggestivi spazi del Parco dei Suoni di Riola Sardo, farà da contrappunto visivo, documentario e sonoro al ricco calendario musicale promosso da Rete Sinis e da Dromos Festival per l’estate 2019. Un viaggio che ha le sue radici nel secondo dopoguerra e che si dipana attraverso un’immaginaria linea ferroviaria, una metropolitana che attraversa diverse stazioni fondamentali, facendo salire e incontrare tanti viaggiatori. Un percorso visivo e immediato scandito dalle immagini delle cover degli album di quei musicisti che, proprio a Woodstock, si sono riuniti trasformando quella “fermata” in epocale, generazionale e fondante. Un viaggio che ognuno di noi può ripercorrere; scendendo e salendo, guardando e ascoltando e suggerendo nuove linee. Ad aiutarci, in questo percorso della e nella memoria, tanti compagni di viaggio inaspettati: Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso, Robert Frank, William S. Burroughs, i protagonisti della Beat Generation, padri o fratelli di Bob Dylan, di Patti Smith, di Jim Morrison, di Ray Manzarek e di tanti altri. Questi compagni di viaggio sono il seed pervasivo di movimenti culturali, di protesta e di costume che avrebbero coinvolto tutto l’Occidente e le ripercussioni nella musica furono importanti quanto quelle del movimento Hippy nato a San Francisco da una costola della Beat Generation. Se tirassimo un filo immaginario, o se percorressimo quel Tube che lega il blues con il rock, la pop-art, le proteste per la guerra in Vietnam, il femminismo, le lotte per l’aborto e il divorzio, la minigonna, sino ad arrivare alla legittimazione delle coppie omosessuali e delle droghe leggere, questo filo porterebbe sicuramente alla Beat Generation e troverebbe in quel 1969, carico di musica, di rivendicazioni e di utopie, la sua, la nostra Luna. Un filo che porta all’oggi e che trova nell’arte contemporanea momenti di riflessione e luoghi di confronto con un passato che non passa, che viene riletto e dissacrato da Robert Gligorov col suo video Air Guitar, dedicato a un’icona come Jimi Hendrix e da Nicola Di Caprio, con le sue irriverenti e corrosive GIF, nelle quali si incrociano e si accavallano arte e musica, religione e politica, filosofia e storia, fumetto e sesso, in un caleidoscopio linguaggio pop-dadaista-surrealista di grande impatto visivo ed emozionale.