Oristano. Viaggio tra le meraviglie della scienza con “Sul cammello e all’ombra del bastone”

“Sul cammello e all’ombra del bastone” ovvero “La matematica dei Greci da Pitagora ad Archimede”, l’originale e coinvolgente spettacolo interpretato da Piergiorgio Odifreddi in cartellone domenica 21 luglio alle 21.30 all’Auditorium dell’Istituto Tecnico “Lorenzo Mossa” di Oristano per il quinto e ultimo appuntamento con La Grande Prosa della Stagione Teatrale 2018-2019 organizzata dal CeDAC nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

La pièce – da un’idea dello stesso Piergiorgio Odifreddi e di Sergio Maifredi – prodotta dal Teatro Pubblico Ligure affronta un tema cruciale in un’epoca in cui il rigore della logica sembra aver lasciato il posto – più che all’immaginazione – alle vaghe opinioni e “sensazioni” al di là di ogni fondamento o anche di una seria argomentazione ovvero il potere e il “dovere” della conoscenza in una narrazione avvincente, ricca di aneddoti e dettagli curiosi, sul cammino che ha condotto l’umanità dalla misurazione della Terra fino alla conquista dello spazio.

Focus sulle scoperte dei matematici dell’antichità – a partire da Eratostene di Cirene (276-194 a.C) che riuscì a calcolare della circonferenza del pianeta grazie allo gnomone (un “bastone” piantato verticalmente al suolo, la cui ombra serve per indicare i movimenti del sole) basandosi sulla diversa inclinazione dei raggi dell’astro diurno in due città – e servendosi pare di un cammello per definire la distanza fra i due punti e dopo aver misurato – in una valutazione “empirica” ma di grande efficacia e precisione  – e straordinaria semplicità.

Ipparco di Nicea (200-120 a. C.) – astronomo e geografo – oltre alla precessione degli equinozi e alle nozioni sulla gravità, intuì l’esistenza di un continente sull’altro emisfero ben prima delle spedizioni di Cristoforo Colombo, basandosi sulle maree. La curiosità e l’attento studio dei fenomeni sono alle radici del sapere ma in ambito scientifico all’ipotesi segue la dimostrazione, in questo caso attraverso principi logico matematici e “prove” e dati raccolti da altri, vagliati e confermati all’interno di una ricostruzione coerente – ancorché “astratta”.

Sul cammello e all’ombra del bastone”

Piergiorgio Odifreddi – brillante “affabulatore” dalla cifra garbatamente (auto)ironica – ripercorre alcune pagine significative della storia e della cultura occidentale e conduce gli spettatori al cospetto di un’antica civiltà da cui è possibile trarre insegnamento non solo per quel che concerne i contenuti, e quindi l’elaborazione di teorie e calcoli che conservano tutta la loro validità, ma anche e forse soprattutto per l’approccio e i metodi di ricerca.

Il professore – già docente all’Università di Torino e alla Cornell University e collaboratore de Le Scienze e La Repubblica, autore di saggi e interessanti biografie – da tempo impegnato sul fronte della divulgazione apre davanti al pubblico il prezioso scrigno del sapere scientifico, offrendo una concreta smentita alla diffusa opinione che determinate cognizioni risultino irrimediabilmente ostiche e incomprensibili ai più.

Se l’intuizione matematica non è alla portata di tutti, una volta spiegate e illustrate le leggi dei numeri e i principi della fisica – nei quali viviamo immersi anche senza saperlo, che lo vogliamo o no, come parte di uno stesso universo – appaiono chiare e perfino “semplici” all’interno di un unico disegno.

“Sul cammello e all’ombra del bastone” prende spunto – fin dal titolo – dall’impresa di Eratostene che grazie al proprio ingegno e a semplici e giù noti strumenti di misurazione riuscì a determinare con grandissima approssimazione la circonferenza del globo terrestre – scoperta che acquista un singolare valore nell’era dei cosiddetti “terrapiattisti” e di quanti più in generale rifiutino di ammettere l’evidenza perché innamorati di una qualche stravagante teoria.

Il dubbio è all’origine di qual si voglia ragionamento scientifico e la conoscenza procede (anche) per prove e errori, ogni ipotesi deve essere verificabile e ogni esperimento ripetibile affinché se ne possa accertare la validità, prima ancora dell’utilità pratica e di eventuali applicazioni ma paradossalmente mentre si progettano esplorazioni dello spazio vi è chi sostiene con convinzione dogmatica le tesi più improbabili.

Forse per smantellare le granitiche certezze di chi cerca nell’interpretazione “letterale” dei libri sacri una presunta verità o sedotto da correnti “new age” ritiene di potersi sottrarre alle regole della convivenza civile non basterà uno spettacolo, ma la pièce mette in evidenza il valore del pensiero scientifico e oltre a dispensare gustosi apologhi sull’evoluzione del sapere offre utili spunti per chi volesse approfondire, svelando contro pregiudizi e luoghi comuni quanto possa essere affascinante e proficuo lo studio della matematica e della fisica – per leggere il cosmo.

La Stagione Teatrale 2018-2019 all’Auditorium dell’Istituto Tecnico Mossa di Oristano è organizzata dal CeDAC/ Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiBAC/ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Sardegna e del Comune di Oristano in partenariato con la Provincia di Oristano, con il contributo della Fondazione di Sardegna e con l’importante supporto di Sardinia Ferries, che ospita sulle sue navi artisti e compagnie in viaggio per e dall’Isola.

Come Eratostene misurò la circonferenza terrestre? E come Ipparco intuì l’esistenza dell’America? La cultura greca ha una faccia nascosta, come la Luna: è la faccia del razionalismo scientifico, senza il quale non sarebbe possibile la tecnologia che domina la vita di tutti noi, irrazionalisti compresi, e che costituisce la vera radice della nostra civiltà.

E come sulla faccia visibile della cultura greca svettano l’Iliade e l´Odissea di Omero e i Dialoghi di Platone, così su quella nascosta si ergono maestose le prime sistemazioni della matematica e della logica occidentali: gli Elementi di Euclide e l’Organon di Aristotele.

Non soggettivi racconti di guerra o di viaggio, né personali opinioni etiche o morali, ma oggettive e impersonali descrizioni di precise scoperte, destinate a rimanere immutabili, e rimaste immutate, nei secoli.

“Sul cammello e all’ombra del bastone. Ovvero la matematica dei greci da Pitagora ad Archimede” – un progetto di Piergiorgio Odifreddi e Sergio Maifredi – mette in evidenza lo straordinario uso che i greci hanno fatto delle principali leggi della matematica, da essi stessi codificate per noi che ancora le studiamo a scuola.

Bastano un bastone e un cammello, ad esempio, per calcolare la circonferenza della Terra: quarantamila chilometri. Bastano un bastone, un cammello e un’idea, più precisamente. Quest’idea è stata concepita dalla mente di Eratostene, vissuto tra il III e il II secolo avanti Cristo, più di due millenni fa. Senza internet, senza computer. Testa e osservazione. Quindi intelligenza e fiducia nella centralità dell’uomo.

Fulcro del mondo greco, ancora così moderna, utile, importante per noi qui ed ora è una visione dell’uomo così aperta e fiduciosa nella sua capacità di trovare da sé le risposte alle domande poste dall’esperienza e dalla voglia di superare i propri limiti. Un’idea pregnante che si respirava insieme all’ossigeno e infatti numerosi sono stati i greci capaci di inventare, anche (ma non solo) concetti matematici che prevedono la deduzione di rapporti fissi far le cose, come accade nei teoremi di Pitagora.

Per non parlare di Ipparco, che capì l’esistenza di un continente fra l’Asia e l’Europa ben prima della scoperta dell’America, osservando le caratteristiche così diverse delle maree di un oceano e dell’altro. E così via in un discorso-lezione illuminante, perché questi ragionamenti sono rimasti immutati, giusti allora e giusti ora, solo confermati da tutto quello che è venuto dopo.

Un viaggio affascinante in cui il pubblico è condotto per mano da Piergiorgio Odifreddi, matematico e divulgatore, in un percorso che ricostruisce l’autostima di una possibile umanità equilibrata e pacifica.

Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, Stati Uniti e Unione Sovietica, e insegnato logica presso l’Università di Torino e la Cornell University. Collabora a «la Repubblica» e «Le Scienze», e nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica.

Tra i suoi libri la trilogia logica C’era una volta un paradosso, Il diavolo in cattedra (Einaudi, 2001 e 2003) e Le menzogne di Ulisse (Longanesi, 2004), la trilogia geometrica C’è spazio per tutti, Una via di fuga e Abbasso Euclide! (Mondadori, 2010, 2011 e 2013), la trilogia biografica In principio era Darwin (Longanesi, 2009), Hai vinto, Galileo! (Mondadori, 2009) e Sulle spalle di un gigante su Newton (Longanesi, 2014) e il volume scritto con Benedetto XVI Caro papa teologo, caro matematico ateo (Mondadori, 2013).

Per Rizzoli ha pubblicato Come stanno le cose (2013) e Il museo dei numeri (2014).

Tra le opere più recenti: Il museo dei numeri. Da zero verso l’infinito, storie dal mondo della matematica (Rizzoli, 2014) e Dizionario della stupidità, (Rizzoli, 2016) e La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica (Rizzoli, 2018) oltre alla biografia Il dio della logica. Vita geniale di Kurt Gödel, matematico della filosofia (Rizzoli, 2018).