“Abba S Abba – Cantico dell’acqua” insieme a Gavino Murgia a Nora

Un affascinante percorso sonoro tra echi ancestrali e moderne derive dell’hip hop, antiche e nuove polifonie e variazioni in jazz con “Abba S Abba – Cantico dell’acqua”, intrigante progetto di Gavino Murgia ispirato agli antichi culti dell’Isola e alle risorse della natura – in cartellone domani alle 20 al Teatro Romano di Nora per il terzo appuntamento con il XXXVII Festival La Notte dei Poeti organizzato dal CeDAC. Sul palco con il polistrumentista e jazzista nuorese Gavino Murgia (ai sassofoni, duduk e flauti), un affiatato ensemble, che schiera Francesca Corrias (voce), Marcello Peghin (chitarre), Salvatore Maltana (contrabbasso) e Alessandro Garau (batteria) oltre al Tenore Gòine e ai Menhir, per inedite alchimie tra i tradizionali canti a tenore e l’incisività e le rime graffianti del rap. Uno spettacolo/ concerto impreziosito dalla video-art di Giacomo Verde e dai testi di Michele Pio Ledda – con la voce recitante di Gianni Cossu – per riscoprire miti e riti dedicati al cangiante e fondamentale elemento, indispensabile alla vita. La sacralità dell’acqua e il rispetto dell’ambiente si mescolano a racconti e poesie, melodie e ritmi in un armonioso fluire di pensieri e emozioni.

Focus sui misteriosi riti dedicati all’antica divinità signora dei fiumi e delle sorgenti, potente e terribile, capace di regalare la pioggia e placare la sete degli uomini e degli animali, di nutrire la terra e donare o distruggere i raccolti, le cui tracce si ritrovano nei pozzi sacri della Sardegna in cui si riflette la luce della luna. Una dèa benevola ma anche capricciosa – come paiono suggerire le successive stratificazioni e i sincretismi religiosi che portano a nomi di sante – ma anche capricciosa, che si manifesta nella rugiada e nella pioggia, che fa scorrere e talvolta esondare i fiumi, che evapora o si materializza, e si trasforma in giaccio e neve avvolgendo la terra con il suo candido manto nei mesi invernali.

In quegli antichi culti tra timore e devozione si ravvisa quel necessario rispetto per l’ambiente che sembra ormai dimenticato, nell’era del consumismo sfrenato, quando la scienza e la tecnica più che favorire il benessere degli individui e delle comunità e il fiorire della civiltà e delle arti sembrano imprigionare la razza umana dentro ritmi frenetici, in una sorta di “cupio dissolvi” in negativo, una cieca volontà di autoannientamento che passa attraverso la devastazione del pianeta. Sull’orlo della catastrofe forse l’umanità saprà ritrovare il senso e il valore delle cose: “Abba S Abba – cantico dell’acqua” è in insieme un ideale inno alla natura e un invito a ritrovare un equilibrio perduto e riscoprire – prima che sia troppo tardi – il senso della bellezza nel mondo che ci circonda.

Le musiche originali di Gavino Murgia – in bilico fra tradizione e innovazione – propongono interessanti contaminazioni e mescolanze, in un suggestivo gioco di accostamenti e contrasti, che riportano alle origini e all’età nuragica, con le costruzioni megalitica giustapponendole alle moderne atmosfere “metropolitane”: su tutto spiccano le molteplici “voci” dell’acqua, suadenti e tempestose, nel ritmo incessante e pure incalzante del suo inarrestabile fluire, simile a quello del tempo, tra il susseguirsi e ripetersi delle stagioni  e il ciclo della vita.