Un antico desiderio che ritorna: l’importanza della Vita

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi. Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio.

Spero che tu viva tutto al meglio.
Spero che tu possa vedere cose sorprendenti.
Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove.
Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi.
Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita.

E se ti accorgi di non esserlo, spero che trovi la forza di ricominciare da zero
da “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, 2008

La vita è importante e di questo, quasi sempre, ci si rende conto all’ultimo: poco prima del “termine” di una relazione, di un lavoro, di un amicizia che ritenevamo essere significative, o subito dopo. Una relazione d’amore per la quale abbiamo prontamente e tenacemente combattuto, un contratto di lavoro che sapevamo essere la nostra massima aspirazione, qualcosa che avrebbe permesso, in profondità, quella realizzazione mai avuta prima, mai vissuta. Tutto questo con precisione, metodo, talvolta ricorrendo al baro, estremizzando logorando le nostre forze, assumendo il controllo delle situazioni con cautela e circospezione, limitandoci e limitando, nel riguardo, sempre per non incappare nelle passate delusioni giocando in difesa, immaginando potessimo farci del male, ritornare a soffrire. Spesso non abbiamo riconosciuto queste stesse situazioni vissute come parte del nostro percorso, declinando ogni possibile soluzione in favore della sola che sembrava essere la più positiva per noi.

Estenuanti lotte per realizzare quella conclusione che già sapevamo conoscere.

Come ricordava lo scrittore e poeta James Joyce: “La vita è come un’eco: se non ti piace quel che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii“, come ridondanza al significato dell’esistere: quel di cui spesso ci dimentichiamo in favore di tutte quelle distrazioni che fanno di noi quel che non vorremmo essere. Arriviamo a desiderare un altra vita, un altra relazione, un altro lavoro, un altra cerchia d’amicizie che rispecchino, il più possibile, la nostra essenza, la nostra verità, i nostri nuovi desideri, determinando eventi e circostanze attorno in direzione dei nostri propositi. Una responsabilità importante, la nostra scelta che potrebbe incidere nelle decisioni delle persone attorno: riuscire a dimostrare a noi stessi che queste stesse sono in linea con i nostri veri propositi, trovando, al contempo, quell’equilibrio che permette il riconoscimento delll’altro, il nostro prossimo, senza nulla toglierli, sembra essere un altra grande sfida.

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“L’unica cosa importante nella vita sono le tracce dell’amore che lasciamo quando partiamo”
Albert Schweitzer

Da quelle tracce ripartiamo per un percorso che ci vede protagonisti della nostra vita, ricordando quanto scriveva Nicolas Chamfort: “Il più sprecato di tutti i giorni è quello senza risate“. Nel presente ritroviamo una spensieratezza, una libertà mai viste prima. Ritornare al passato esclude il pieno riconoscimento di quell’essenza, quella stessa che caratterizza l’Adesso e che desideriamo mostrare al mondo. Sappiamo quindi impossibile quantificare l’importanza della vita, ri-scopribile attraverso un sentile sentire, al di là dei consueti pensieri che annebbiano la visione di noi stessi e del mondo, quella parte di noi che vive momento per momento: il cuore.

Proprio in quel momento si rese conto che nessuno e’ perfetto per sempre e trovò la pace
da “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, 2008

Cercare di essere qualcun’altro alla ricerca di una presunta accettazione continua ad allontanarci dall’Adesso, da Noi Stessi, nell’attesa di una Felicità che possa arrivare dall’esterno, dagli altri. In questo caso potremmo parlare di “restituzione“.

Permetterci il riconoscimento di quel valore fisico, mentale e, soprattutto, spirituale che sentiamo da sempre esserci, senza barare, senza auto sabotarci, potrebbe allora significare quella restituzione, la restituzione alla vita, al flusso degli eventi senza resistenza, nell’accettazione di quando apprendiamo, giorno per giorno, guardando al princìpio universale dell’Amore che ci fa sentire Uno con Tutto.

Daniele Fronteddu