Riflessioni e considerazioni sull’adozione: perché diventare genitori?

“Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo
da “Elogio dell’infanzia” di Peter Handke

Trascorriamo un ora insieme alla Dott.ssa Grazia Maria de Matteis, Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, discorrendo su uno dei temi cardine, delicato, attuale: l’adozione. Leggiamo nei suoi occhi vividi, sinceri, di persona che attivamente opera nell’ambito dei diritti di bambini e ragazzi, il desiderio di un mondo migliore, una società che, per essere definita tale, necessita di un aiuto alla naturale e radicale trasformazione: l’annullamento delle differenze. Differenze che vanno via via assottigliandosi sempre più, all’interno di una comunità, composta da persone sempre meno distanti, alla ricerca di un ascolto andato perduto nel tempo.

I bambini sono enigmi luminosi” scriveva Daniel Pennac, autore francese, a significare che c’è tanto ancora da imparare da coloro ai quali stiamo cercando di insegnare.

Il punto della situazione in Sardegna

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Il punto di vista delle adozioni in Sardegna è alquanto critico: ci troviamo di fronte ad un fenomeno al momento non organizzato al meglio. Da un lato, assistiamo ad una rappresentazione immaginaria dell’adozione e della relativa richiesta, dall’altro l’impossibilità alla garanzia di un adeguato supporto per l’adottante nell’ottica di quel futuro che aspira a realizzare

Una domanda assai delicata: cosa significa per un bambino essere adottato?

I riferimenti, il bisogno di cura e protezione: questo è quanto di cui necessitano. Necessita, oltre che di una struttura atta a garantirgli sicurezza, protezione, soprattutto dell’affetto di figure che possano curare la sua crescita. Il diritto all’istruzione, il diritto alla cura, ad un adeguato sviluppo, sano ed equilibrato, che possa poi aprirgli nuovi sentieri, nuove possibilità. L’adozione non rappresenta uno status qualificativo di qualcosa, quanto l’opportunità di un espressione ed un lascito, il più bello che si possa fare“.

In merito a questo, su cosa dovranno lavorare i nuovi genitori?

Sarà importante convenire ad una realtà globalizzata cogliendo l’importanza delle esperienze vissute, sapendole elaborare, insieme al bambino, facendo in modo che i loro insegnamenti possano confluire in direzione del rispetto di se stessi e del prossimo

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
da “Elogio dell’infanzia” di Peter Handke

Essere genitori significa assumersi una responsabilità non indifferente: crescere un altra persona; incaricarsi tanto delle proprie quanto altrui difficoltà prendendosi l’impegno di ogni risoluzione. Essere presenti, comprensivi, pazienti qualora le cose non vadano sempre come si desidera. Significa rispetto per qualità, attitudini, aspirazioni e riconoscimento della libertà

Come garantire ai bambini la possibilità dell’accoglienza?

I bambini proiettati verso il futuro hanno consapevolezza del presente: la loro visione, alimentandosi sull’esperienza del momento, è nel presente. La nostra prossima prova consisterà nel riconoscimento di quest’importante aspetto spesso non tenuto in considerazione

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea
da “Elogio dell’infanzia” di Peter Handke

La Dott.ssa Milena Piazza, che da tempo ha lavorato nel campo delle adozioni, cerca di delineare i contorni di un quadro, per certi versi incerto e complesso, ma pur sempre bellissimo da guardare: “Lavorando nel campo delle adozioni mi sento di poter ricordare che questa stessa rappresenta l’incontro fra due parti che esprimono bisogni e sofferenze. La genitorialità biologica, tanto quanto quella adottiva, porta dietro sè delle difficoltà. Le sofferenze dei bambini non si cancellano e ai genitori adottivi vengono richieste delle capacità altrimenti imprescindibili, di avvicinamento, talvolta trattamento del dolore

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così
da “Elogio dell’infanzia”, Peter Handke

Spesso il fallimento delle adozioni è legato alle numerose fragilità che, complessivamente rielaborate, possono risultare come un arricchimento per quelli che desideravano essere i genitori adottivi“.

Nel profondo del mio cuore” prosegue la Garante “sono certa che la genitorialità non consista nel legame biologico, quanto nell’importanza della continuità affettiva, l’amore che diamo ai nostri figli. Sono madre e consapevole che un figlio è colui al quale doniamo tutto ciò di cui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno e non: la condivisione dei momenti belli della vita, insieme

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare
da “Elogio dell’infanzia”, Peter Handke

Un argomento come queste non può che riprendere, su più punti, quanto detto sino ad oggi. L’Ascolto, che comporta l’assunzione della responsabilità, la messa in discussione dei valori nel tempo acquisiti, come possibilità di ri-scoperta della propria Autenticità: un sentiero che già stiamo percorrendo, inconsapevolmente. Parliamo, in questo senso, di un riconoscimento, una presa di coscienza che si manifesta con una prima realizzazione cui seguirà una seconda: il ricordo di uno stato altrimenti dimenticato su una qualche panchina, nella frenesìa di una città caotica.

A sottolinearne l’importanza non saranno tanto i bambini, prontamente disposti a mostrarcela, quanto la nostra verità.

Daniele Fronteddu