Italia dei Diritti denuncia violazione norme elettorali su alcune liste

In apertura di campagna elettorale si è tanto parlato delle liste civetta, movimenti civici che si presentano alle consultazioni amministrative dei piccoli comuni e che hanno al proprio interno molti candidati appartenenti alle forze dell’ordine che, grazie alla candidatura, usufruiscono di un aspettativa pagata per l’intero arco della campagna elettorale e che, come dimostrato in alcuni comuni, in caso di elezione spesso disertano l’assise consigliare, lasciando praticamente il comune senza un’opposizione alla maggioranza disattendendo così le aspettative degli elettori che hanno loro dato mandato per rappresentarli.

A fronte di questa situazione ormai da tutti assodata, si aggiunge adesso anche la violazione delle norme elettorali in quanto dette liste non rispettano la rappresentanza di genere. Interviene sul tema il responsabile provinciale romano di Italia dei Diritti Carlo Spinelli candidato a sindaco per il comune di Capranica Prenestina: “Abbiamo scoperto che in questa tornata elettorale ci sono liste che fanno parte dello stesso movimento civico rappresentate da un unico simbolo, che al proprio interno hanno solo candidati di sesso maschile contravvenendo alla legge 215/12 che nell’articolo 2 comma 1 lettera c punto 1 inserisce il comma 3 bis nell’articolo 71 del TUEL (D.Lgs  267/00) secondo cui nelle liste di candidati è assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi. Tuttavia questa normativa pur essendo prevista per tutti i comuni distinguendo solo la proporzione della rappresentanza dei sessi ad esempio almeno un elemento di sesso diverso nei comuni fino ai 5.000 abitanti, almeno un terzo nei comuni dai 5.000 ai 15.000 abitanti, la metà esatta nei comuni con più di 15.000 abitanti; da 0 a 5.000 abitanti l’inosservanza della normativa vigente non prevede alcuna sanzione, creando quella che si dice una norma imperfetta.

Di conseguenza – prosegue Spinelli – queste liste pur contravvenendo alla normativa, possono tranquillamente essere ammesse, salvo decisione avversa del TAR, alla consultazione elettorale e chiedere il consenso, oltre al mese di ferie extra per molti dei loro candidati, all’elettorato per rappresentarli nei consigli comunali. Ci sembra singolare che ad infrangere questa normativa siano persone che, di fatto, tengono al rispetto delle leggi.

E’ vero, non c’è sanzione per l’infrazione di questa normativa, ma le leggi si rispettano anche quando pur violandole, non se ne pagano le conseguenze. Vorrei però sapere cosa pensano coloro che hanno compilato queste liste dell’universo femminile, delle donne in carriera e come le stesse si pongono di fronte alle difficoltà che le vedono coinvolte. Mi chiedo come sia possibile che su sette liste, quindi su settantasette candidati, compresi quelli per la carica di sindaco, non siano riusciti a trovare nessuna donna disposta ad accettare una candidatura consigliare?

I compilatori sono stati forse preda di un attacco di misoginia? Noi abbiamo rispettato le regole – conclude Spinelli -, infatti laddove abbiamo, nei comuni di Sambuci e Saracineso, dove abbiamo presentato le liste rosa, abbiamo anche inserito tra le nove donne in carica per un posto da consigliere, un candidato di sesso maschile, proprio per non contravvenire alla norma sulla rappresentanza di genere”.