Il Centro Servizi Culturali di Oristano e il Cenacolo di Arespresentano il CD Nuovo Cantacronache 3

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Venerdì 17 maggio 2019 ore 18,30, Oristano, Il Centro Servizi Culturali di Oristano e il Cenacolo di Ares, presentano il CD Nuovo Cantacronache 3
Nel corso del tempo, di secolo in secolo, un testimone colmo di significati viene passato di generazione in generazione, cosicché mentre tutto muore e non fa che morire, l’idea tramandata di esperienza in esperienza non muore mai, illuminando sempiternamente, e con salvifico lucore, le azioni umane che si srotolano nelle organizzazioni sociali. Allo stesso modo, al terzo appuntamento con il Nuovo Cantacronache, il Cenacolo di Ares propone un passaggio di testimone significativo: l’esordio della giovane cantrice brianzola Malva. All’orecchio salta subito un interessante fenomeno: l’estensione vocale di Malva – minuta, sussurrata, elfica, e allo stesso tempo piena di nerbo, di sardonici umori e di “vibrante protesta” – sembra sbocciare come un fiorellino dalla pianta vocale di Margot Galante Garrone, storica cofondatrice dei Cantacronache degli anni Cinquanta, anch’ella dotata di una vocalità pregiata, sottile, simile al sospirare del gatto, ma il cui sibilo può incarnare anche la perniciosità della freccia scoccata. Come per un incantamento del filare del destino, nella realtà è proprio Margot che dobbiamo ringraziare per aver ispirato e incoraggiato Malva, supportandola e consigliandola, fino a spingerla al concepimento dell’album qui presente, e che a tutti gli effetti è un lavoro che sa scegliersi la parte, e quindi comunista, anticlericale e antifascista. Ma non è tutto qui. Infatti, leggendo (e ascoltando) i testi della nostra cantastorie, notiamo subito che oltre il realismo delle cronache raccontate, e che ci riguardano nel nostro contemporaneo, c’è una dose consistente di magia favoleggiante che pizzica le corde fanciullesche della nostra sensibilità, per cui la denuncia è spoglia di ogni retorica, e l’oggetto della denuncia stessa risalta con più vivacità. In altri brani musicali, invece, compare una pura e semplice elegia di eterni fantasmi terrestri, come il rimpianto, la nostalgia, la vita stessa per come è e come si mostra. Una menzione a parte va fatta per i testi vergati da Salvo Lo Galbo, autore di “Effebì” (uno “j’accuse” contro Fausto Bertinotti), “Lamento del sanpietrino” e “Questo pugno”. Sono brani di esplicita e determinata militanza politica, di forte impatto emotivo, in cui lo sdegno per chi ha tradito, il senso della lotta e la celebrazione del simbolo si rarefanno in un unico tremito aulico. L’interpretazione del cantato di Malva cavalca a suo agio questo fuoco, che è corroborato e alimentato da quel mantice di note che è la chitarra creativa con cui Malva stessa ha realizzato tutte le musiche dell’album. A tal proposito è doveroso soffermarsi sul tipo di arrangiamento pensato e utilizzato per creare i fondali a tali trame: un arrangiamento minimalistico, essenziale, brassensiano, che si fregia anche di una rumoristica cinematografica, la quale a un tratto si trova addirittura – lei sola – a sostituirsi alla musica strumentale, creando un effetto molto appagante per l’ascoltatore. Lo affermo sull’onda del mio entusiasmo: una continuità filologica importante tra i Cantacronache di ieri e quello nuovo di oggi è storicamente rappresentato da questo disco, che non a caso ha come sugello il rifacimento di “Se non li conoscete” di Fausto Amodei, qui mutata nell’attuale “Se (ancora) non li conoscete”, il cui testo scritto da Malva è stato impreziosito dalla supervisione di Fausto Amodei stesso, azione che mi piace metaforizzare in quel passaggio di staffetta di cui ho vagheggiato all’inizio.
Cantare fatti di cronaca e l’attualità del mondo è l’intenzione che muove oggi un gruppo di musicisti, parolieri e cantanti che si sono ispirati all’opera dello storico, leggendario e indimenticabile gruppo de “I CANTACRONACHE” torinese formato da Fausto Amodei, Michele Straniero, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Margot Galante Garrone e altri che a cavallo degli anni ’50 e ’60 raccontava l’Italia partendo da una prospettiva critica e anticonformista, denunciando, protestando e riconsegnando alla memoria collettiva fatti e momenti di storia sociale e politica, avvalendosi della preziosa collaborazione di illustri poeti e letterati piemontesi come Italo Calvino, Mario Pogliotti, Franco Fortini, Umberto Eco e Gianni Rodari.
Grazie alla compianta Margot Galante Garrone che ha concesso al nuovo gruppo di fregiarsi del logo “Nuovo Cantacronache” e che ha partecipato attivamente scrivendo alcune musiche del Nuovo Cantacronache 1, il progetto riprende vita.
La posta in gioco è diversa da quella politico-sociale dell’Italia cantata dai Cantacronache torinesi. È molto più vasta, più universale. L’intenzione dei partecipanti al progetto è quella di lanciare un grido di guerra contro un Sistema mal sopportato e non condiviso, contro un mondo crudele, brutale, intollerante, spietato, corrotto, distratto, superficiale, evasivo, incolto e disumano. I Cantacronache di oggi vogliono raccontare l’attualità e le sue derive, denunciare gli abomini che umiliano e piegano le fasce di popolazione più deboli, irridere il potere e fare emergere le contraddizioni della società contemporanea, pizzicare i vizi e i malcostumi delle masse. In virtù di questo, preme sottolineare, non mancherà nella produzione del NUOVO CANTACRONACHE il frequente diletto nell’elegia, nell’allegoria, nella favolistica, nella narrativa e, in sostanza, nella poesia.

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