L’importanza dell’ascolto in ambito scolastico: quali possibilità?

Miguel d’Addario scrive: “I gruppi umani si organizzano sempre in società in cui si ritrova una struttura e una dinamica. Nella struttura si riconoscono distinti elementi, che offrono una peculiare organizzazione a ciascun gruppo-società. E’ comune la presenza di una figura con funzioni di comando, nonché una varietà di ruoli, come quelli dell’uomo e della donna. Le istituzioni responsabili della giustizia, inoltre, sono frequenti in quei gruppi che presentino un certo grado di sviluppo“. Uno sviluppo tendenzialmente ricercato alla nascita e la giustizia come termine che differisce, a seconda di specifiche attribuzioni socio-culturali e antropologiche. La giustizia come prerogativa di riconoscimento di quei princìpi insiti nella natura dell’essere umano e confermati dal profondo disagio vissuto da bambini e ragazzi, confusamente traslato da contesto a contesto nell’intenzione di una probabile risoluzione che, come spesso accade, non avviene. La ricerca di sicure figure di riferimento, nella fattispecie l’uomo e la donna, come ricorda d’Addario, e le caratteristiche associative riviste in chiave di lettura cronistorica, conducono spesso il ragazzo, inascoltato in profondità dalle persone che lo circondano, alla frustrazione derivante da quell’iniziale mancanza, protratta nel tempo, della figura maschile o femminile densa di significato emotivo alla quale convergono associazioni e sensazioni.

Come ricordava Stefania, insegnante di scuola secondaria, sulle difficoltà dei ragazzi:

Non pensavo si trattasse di un profondo disagio, definibile come una situazione di totale smarrimento“. Ed è uno smarrimento concreto, evidente, invalidante a livello di massima auto-espressione. Sono ragazzi che, come conseguenza di un ascolto mai avvenuto, finiscono per concludere nella mancanza di senso e nella difficoltà a caricarsi di nuovi stimoli, sviluppando un idea del mondo basata su princìpi completamente errati, mentre assistono alla de-responsabilizzazione dei loro mentori.

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Riguardo le contraddizioni di questi ultimi potremmo riferirci, essenzialmente, alle costanti difformità mascherate e maturate in seno al concetto di accettazione per introiezione delle altrui caratteristiche atte a colmare un vuoto. Tutto ciò si traduce in un esemplare “gioco di specchi” che conduce quotidianamente i duellanti ad attaccare secondo la logica di “vincitore e perdente“, logica che un genitore impreparato al ruolo insegna prontamente al figlio fin dalla più tenera età, in previsione della sopravvivenza di uno o di entrambi, marcatamente a seconda dell’intensità della presenza di riconoscimento dei profondi bisogni dell’altro, a discrezione del ragazzo anche e soprattutto sulla scia dell’insegnamento ricevuto. La ribellione del ragazzo, derivante dall’assenza d’ascolto e negativamente rinforzata da nodi conflittuali, è la continua ricerca dei pezzi emotivi mancanti che per forza maggiore si manifestano, come ricorda Stefania, nel secondo luogo deputato al confronto e con i propri coetanei.

“La cultura non è quantità ma profondità”
Plinio il Vecchio

Una riforma dell’istruzione dovrà prevedere una ri-valutazione e ri-definizione in termini di presenza, attitudine e sensibilità all’ascolto della figura dello psicologo scolastico, del corpo docente e del personale ausiliario, secondo distinti programmi e priorità istituzionali atte al perseguimento di fini educativi in precedenza abbandonati, quali la trasmissione dell’importanza del princìpio di solidarietà in accompagnamento all’insegnamento dell’ascolto; a questo proposito servirà un necessario ri-modellamento della figura istituzionale dell’insegnante.

Nel frattempo ricordiamo le parole di Stefania che ribadisce l’importanza dell’apprendimento basato sul gioco, sull’interazione ri-creativa come garanzia di risposta efficace: “Hanno problematiche di fondo che non li abbandonano mai, e la nostra unica possibilità è distrarre la loro attenzione da questo disagio, permettendogli di imparare senza difficoltà“.

Daniele Fronteddu