Diritti dei Minori. Tutela nei casi di separazione – Approfondimento

Diritti dei Minori. Un tema controverso quanto delicato. Storie di drammi paralleli ad un educazione che, alternativamente interrotta, dovrebbe invece mostrarsi continuativa soprattutto nelle manifestazioni d’amore. La Dott.ssa Valeria Vizzone, Avvocato presso l’Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile di Roma, evidenzia la necessità di un ascolto sempre meno presente ma sempre più sentito, per bambini e ragazzi che si ritrovano, in un estenuante lotta senza vincitori ne vinti, a pagare il prezzo della negligenza dei loro genitori.

Proseguiamo il nostro percorso parlando di un tema tanto osannato come le difficoltà legate a separazioni e divorzi, nei quali sono coinvolti, iniquamente come spesso accade, bambini e ragazzi. Genitori spesso presi dai loro problemi che finiscono per dimenticarsi di sogni, aspettative, desideri dei loro figli, trascurati e relegati entro confini emozionali resi invalicabili. Una doppia sofferenza, quella del vedersi marginali all’attenzione dei propri genitori, e quella del dover nascondere tutto questo dolore. Vorremmo quindi soffermarci nel ragionare sulle diverse possibilità previste, facendo un analisi generale su quanto sta accadendo. Parliamo questa sera con la Dott.ssa Valeria Vizzone, Avvocato dell’Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile di Roma che opera costantemente nell’ambito del diritto di famiglia.

La prima riforma del diritto di famiglia ha permesso il superamento delle differenze tra lo status di figli legittimi e naturali e la permanenza di alcuni “privilegi” dei primi nei confronti dei secondi, specie in ambito successorio. Di fianco a questo l’abolizione della patria potestà, divenuta potestà genitoriale “complesso di diritti e doveri dei genitori nei confronti del figlio”. Qual’è stata l’evoluzione sociale in seguito al rinnovo del precetto giurisprudenziale, e in che modo il legislatore ha teso ad una maggiore tutela del minore?

“La prima riforma del diritto di famiglia del 1975 ha rappresentato un primo passo verso una maggiore tutela dei minori. L’importanza è data dall’eliminazione di alcuni tabù che, nonostante l’evoluzione sociale ed il radicamento di tale consapevolezza, ha necessitato di molto più tempo. Basti pensare che la Convezione ONU sui Diritti del Bambino risale al 1989, e solo in tale occasione è stato sancito che i bambini hanno diritto sociali, civili, politici, economici e culturali, in quanto soggetti attivi e non solo passivi bisognosi di assistenza.

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Il concetto di potestà genitoriale si è sviluppato fino ad arrivare alla legge n. 54/2006, con l’introduzione dell’affido condiviso, che avrebbe dovuto portare ad una parità di ruoli tra padre e madre: uso il condizionale perché l’affidamento condiviso può essere un concetto vuoto, quando un padre o una madre non hanno alcuna volontà di trascorrere del tempo con i propri figli. La legge n. 54/2006 ha tentato di porre fine al triste concetto di genitore solo a weekend alterni. I genitori, assistiti dai loro legali, sono tenuti quindi al riempimento di questo contenuto normativo, rideterminando il tempo da garantire ai propri figli.

Si deve tener conto prioritariamente delle esigenze del minore e non dell’adulto, per cui non solo non è fattibile, soprattutto nella prima fase della separazione, pensare di non dare regole, in quanto i bambini hanno bisogno di certezze e di punti fermi, ma non è nemmeno sano che un bambino passi esattamente metà della settima con un genitore e l’altra metà con l’altro, perché andrebbe a perdere il punto di riferimento primario che è la ‘casa familiare’, la casa cioè dove è stato mentre i suoi genitori erano assieme, centro dei suoi interessi, porto sicuro in un momento di sbandamento e di cambiamento. Questo non significa non garantire la relazione con il genitore che si è allontanato, il quale dovrà, come detto, essere disponibile a garantire nuove disponibilità di tempo, inventare nuovi modi per stare con i figli”.

“Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia” e “le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la responsabilità genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine, a favore della famiglia, sono disposti interventi di sostegno e aiuto (artt. 1, comma 1-2 l. 184/1983). Può spiegarci, nel dettaglio, di cosa si tratta?

Il principio di base suppone il rispetto di tale normativa, ed essa stessa deve essere sostenuta anche in casi di indigenza, o più in generale di difficoltà, per questo motivo è prevista la possibilità di allontanamento dei minori dai contesti di disagio per determinati periodi, allocandoli presso famiglie affidatarie per consentire alla famiglia di poter risolvere la situazione di crisi che ha necessitato il temporaneo allontanamento. La famiglia affidataria deve garantire la relazione con la famiglia d’origine, sostituendosi ad essa nelle esigenze primarie. Alla famiglia dalla quale il minore è stato allontanato viene dato del tempo per risolvere tali problematiche e ricostruire un nucleo familiare che possa riaccoglierlo. Il Tribunale dei minori ed il servizio sociale monitorano sia la famiglia affidataria che la famiglia dalla quale il minore è stato allontanato”.

Il dialogo quale alternativa alla separazione, cosa ne pensa?

“La maggior parte dei matrimoni falliscono proprio per la mancanza di dialogo che crea voragini difficilmente colmabili, e purtroppo si finisce per fare i conti in tasca all’altro, in una logica mortifera nella quale l’altro deve una lista infinita di cose, finendo con il trasformare l’amore della sua vita nel peggior nemico. Ogni coppia deve vigilare perché non si perda mai la capacità di dialogare, impegnandosi per un proficuo confronto, soprattutto in presenza di figli. Per questo l’Ipdm che si occupa di prevenzione primaria, tenta di sostenere le coppie in crisi che attraversano fasi di tensione e disequilibrio o fasi delicate come la nascita di un figlio o l’educazione dell’adolescente, proponendo corsi di sostegno alla genitorialità o corsi di sostengo per adolescenti”.

“Quando un insegnante si accorge che c’è qualcosa che non va nel bambino o ragazzo, bisogna che il contatto con i servizi sociali sia facilmente attuabile e che sia assicurata la presenza dello psicologo scolastico, in modo da garantire un intervento tempestivo: l’insegnante, così come ogni educatore, deve essere messo nella condizione di sapere come muoversi, avendo accanto a sé figure professionali che lo sostengano”. Chi è lo psicologo scolastico, come opera e quali sono i suoi doveri in casi di maltrattamento o abuso?

“Molto si sta facendo dal punto di vista della tutela, ma rimane il fatto che la gran parte degli sforzi si stanno concentrando soprattutto dove l’abuso o le violenze sono già avvenute, nonostante a livello nazionale ed internazionale siano state fatte affermazioni di principio circa la promozione della famiglia ed il sostegno del bambino. Situazioni di trascuratezza e di degrado vanno individuate prima che si arrivi ai noti casi di cronaca, per questo è necessario attivare realtà sul territorio più vicine alla scuola, agli educatori, ai genitori, ai bambini. Sottolineo, ancora una volta, la necessità di attuare la prevenzione primaria, e il nostro principale impegno è attivarci per evitare di arrivare a situazioni di abuso e violenza conclamati, attraverso la formazione, la sensibilizzazione ed il sostegno di tutti i soggetti che ruotano attorno al minore”.

“Con riferimento poi all’adozione da parte del giudice di provvedimenti in presenza di una condotta del genitore pregiudizievole per i figli (art. 333 c.c.), viene confermata la competenza del Tribunale per i minorenni, salvo sia in corso un procedimento di separazione, divorzio o in materia di esercizio della potestà genitoriale, nel qual caso la competenza è attribuita al giudice ordinario”. Quali contesti familiari richiedono più supporto, ed in quali specifici casi viene predisposta l’adozione di questi provvedimenti?

“Senza ombra di dubbio i contesti familiari più bisognosi di supporto sono quelli dove la crisi di coppia ha raggiunto elevati livelli di conflittualità, contesti in cui, purtroppo, si arriva a perdere di vista persino il bene dei propri figli, nella folle guerra che può sorgere quando una relazione fallisce. I casi di violenza sono riscontrabili sia sul partner che sui minori, ed è considerata pregiudizievole la condotta di chi fa assistere i figli a continui e violenti litigi, se non addirittura ad atti di violenza. Sono questi i casi nei quali il Giudice predispone l’allontanamento dalla casa familiare.

Quando, in concreto, la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale dell’altro coniuge o convivente, il giudice può disporre:

– la cessazione delle violenze e l’allontanamento del soggetto dalla casa familiare;

– il divieto di frequentazione di luoghi determinati, abitualmente frequentati dalla persona offesa;

– l’obbligo di pagamento di un assegno periodico a favore delle persone conviventi che, per effetto dei suddetti provvedimenti, siano rimasti privi di mezzi adeguati;

– l’intervento dei servizi sociali e dei centri di mediazione familiare in presenza di situazioni di forte tensione”.

Daniele Fronteddu

 

Bibliografia essenziale
M. A. Guida, I figli dei genitori separati – Ricerca e contributi sull’affidamento e la conflittualità di Maria Antonietta Guida, Franco Angeli, 2006
C. Bogliolo, A. M. Bacherini, Manuale di mediazione familiare. Proteggere i figli nella separazione, Franco Angeli, 2009
C. Bogliolo, A. M. Bacherini, Bambini divorziati. Separazione, figli, controversie tra i genitori. Elementi di mediazione familiare, Edizioni del Cerro, 2003
L. Cena, A. Imbasciati, F. Baldoni, Prendersi cura dei bambini e dei loro genitori. La ricerca clinica per l’intervento, Edizioni Springer Verlag, 2012
G. Maggioni, B. Polini, I. Quadrelli, A. Vincenti, Scene da una separazione. La mediazione familiare e la regolazione del conflitto di coppia, Franco Angeli, 2017

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