Il Giorno della Memoria commemorato alla Chiesa di Scientology della Sardegna

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Il gruppo Interazione, in commemorazione delle vittime di ogni olocausto, nel rispetto del Giorno della Memoria, si è riunito presso la Chiesa di Scientology della Sardegna nella serata di sabato 26 gennaio al cospetto di un pubblico che per tutta la serata ha vissuto la profondità dei concetti espressi in religioso e interessato silenzio.

Dopo il doveroso benvenuto dato dal Presidente della Chiesa di Scientology della Sardegna, la serata è stata introdotta con la proiezione di un video tratto dal documentario “Psichiatria: un’ industria di morte” prodotto dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, grazie al quale l’attenzione è stata immediatamente focalizzata sugli orrori studiati dagli psichiatri dell’Eugenetica e messi in pratica dai folli nazisti. Eugenetica che comunque vive ancora ai giorni nostri nelle menti di quelle frange psichiatriche che sostengono che il disagio mentale si tramando geneticamente dal genitore al figlio.

Il discorso si è sviluppato attraverso gli interventi di un amministratore regionale, la testimonianza di Mohamad Doreid membro dell’Unione Culturale Libanese nel Mondo, il Dott. Mamhoud Subho in rappresentanza del popolo Palestinese, Don Ettore Cannavera responsabile della comunità La Collina e  Jo’Hán Chánt’Ney nativo d’America appartenente al popolo Dine-Navajo.

Si è dipanato partendo dalla necessità che l’amministrazione parta dalle necessità del singolo cittadino assumendosi la responsabilità di garantirgli diritti ai quali deve anche essere educato affinché sia il primo a garantirli agli altri, specialmente quando si tratta di Diritti Umani.

Grazie a Mohamad Doreid il discorso si è allargato ad ogni olocausto: da quello che i più conoscono e nel quale sono stati coinvolti in particolare gli ebrei, ma anche zingari, omosessuali, musulmani e dissidenti politici. Così come olocausto è stato nei confronti del popolo armeno e così come lo è nei confronti degli africani per i quali il campo di concentramento talvolta si chiama Mar Mediterraneo. In ogni caso l’olocausto non ha niente di sacro o religioso in quanto determinato da una propaganda politica atta a determinare diversità.

Discorso ulteriormente approfondito da Mamhoud Subho che ha sottolineato come storicamente la gente della Terra Santa abbia sempre vissuto in armonia e nei tempi della sua gioventù musulmani, cristiani ed ebrei convivevano, studiavano e celebravano le reciproche feste come una grande famiglia, a dimostrazione che la fede religiosa unisce e crea rispetto in quanto ricorda in ogni momento che esiste una unica razza: l’Umanità.

Don Ettore Cannavera, ripartendo dal concetto di “una razza, quella Umana”, ha messo in luce la possibilità che abbiamo come uomini di riunirci sotto un unico tetto ma solo se siamo disposti ad accettare che c’è ricchezza nelle differenze di vedute e che c’è crescita nella conoscenza del nostro prossimo. Concetto che è proseguito nelle parole di Jo’Hán Chánt’Ney il quale, con un discorso profondo e ricco della spiritualità che accompagna la saggezza dei nativi d’America, ha sottolineato che ci ritroviamo nelle vibrazioni cosmiche e ci riprendiamo come umanità se mettiamo da parte simboli e ideologie per lasciare spazio alla bellezza.

La serata si è conclusa con la lettura di un breve brano tratto dal libro “La Creazione della Capacità Umana” di L. Ron Hubbard, tramite il quale si voluta riporre attenzione sull’osservarci, rispettarli ed essere portatori di pace affinché qualunque olocausto, tanto voluto dai propagandistici slogan della psichiatria eugenetica, rimanga solo una pagina buia nella storia dell’umanità che i nostri giovani possano studiare affinché non accada mai più.

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