Sassari. Ennesimo atto di sottrazione di lavoro subito dall’isola

Il violento attacco che il lavoro dei sardi subisce ogni giorno a causa dell’assenza di politiche adeguate e di una visione strategica da parte di questa amministrazione regionale è sotto gli occhi di tutti noi.

lavoroÈ un attacco che ha mille volti, ne è un esempio il recente episodio che vede l’affidamento dei servizi di lavaggio e noleggio biancheria dell’ATS di Olbia “sottratto” alle aziende sarde e consegnato ad un’azienda di Chieti.

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Perché oltremare sì che quei panni verranno lavati come dio comanda, che a Chieti – è risaputo – usano un detersivo che da noi “arretrati” non è ancora disponibile!

Al di là dell’ironia, un’operazione questa che potrebbe mettere seriamente a rischio il lavoro di tutti quelli che questo facevano di mestiere, lavare i panni dell’ATS gallurese in Sardegna, in casa appunto. In aggiunta occorre tenere presente che le aziende sarde che gestivano il lavaggio si occupano anche delle forniture dei kit sanitari e degli abiti di lavoro del personale sanitario. È chiaro quindi che insieme al lavaggio lasceranno l’Isola anche gli altri servizi.

Una situazione che ci fa arrabbiare perché rappresenta l’ennesimo atto di sottrazione di lavoro che la nostra terra subisce. Tutto questo in barba alla gravissima crisi economica che la Sardegna vive.

È evidente che il quadro della scellerata riforma sanitaria voluta dalla giunta PD di Pigliaru si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi, e ci dà ragione della nostra completa opposizione. Un modello di assistenza sanitaria lontana anni luce dalla necessità del popolo sardo e dei nostri territori, una riforma sintonizzata sulle economie di scala, sugli indici finanziari, su parametri freddi e astratti, e non sul reale benessere dei sardi. Una riforma di cui altri – e non noi sardi – decidono la struttura, anche se siamo noi a pagarla, esattamente come accade per il lavaggio: noi paghiamo e altri prendono.

Per questi e altri motivi diciamo a tutti i sardi che è urgente togliere il governo della cosa pubblica sarda dalle mani dei partiti di sempre, perché essi rispondono a logiche e interessi che si giocano fuori dalla nostra terra. C’è un’unica strada possibile: dobbiamo iniziare a decidere da noi, ad autogovernarci, ad autodeterminarci. Solo così potremo costruire per la Sardegna un servizio sanitario pubblico di qualità, capace anche di alimentare l’occupazione diretta e indiretta che deriva dall’indotto.

Noi siamo in campo per questo progetto politico, per mettere al centro i diritti e gli interessi dei sardi. E infine poche e semplici parole ai lavoratori protagonisti della vicenda delle lavanderie, per dire loro che siamo pronti a sostenerli nella loro legittima battaglia.

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