Il profondo desiderio di riscoperta del senso della vita mediante il processo di scavo

Tendiamo a soffermarci sempre così poco nel pensare al senso delle nostre azioni, delle nostre parole, reiterando schemi di pensiero e comportamentali delle persone attorno, passate e presenti, senza concludere mai il vero motivo, attraverso continue giustificazioni tese a rendere ancora più concreta, evidente la separazione con l’altro, ricorrendo alle stesse motivazioni di sempre che rallentano, spesso impediscono, l’espressione del nostro massimo potenziale, se non per pochi attimi, quegli istanti che, inconsapevolmente, ritorniamo ad essere presenti a noi stessi – da In cosa stiamo spendendo realmente il nostro tempo? leggi

Il metodo dell’ipnosi regressiva, uno dei più validi strumenti che possiamo utilizzare, parallelamente alla psicoterapia di ogni indirizzo, permette di arrivare a comprendere quali sono state nel passato le diverse variabili che hanno comportato la costruzione della personalità più profonda del nostro essere, le diverse parti che tendono, per via delle altrettante esperienze dolorose che viviamo, a disgregarsi negli anni, scindersi se non completamente rielaborate.

Questa presunta unità funge da cavillo per tutte quelle volte che cerchiamo di guardare alla realtà di fatti, mentre desideriamo arrivare al punto cruciale, al centro nevralgico dal quale si diramano tutte le difficoltà.

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Complice una società-sistema ancora tendente all’apparenza, mancante di un vero equilibrio tra le forze (spirito-materia, profondo desiderio al cambiamento verso un mondo più funzionale all’espressione per tutti, accettazione della realtà della Vita come di un teatro, un palcoscenico creato ad arte – come tale andrebbe presa, senza più necessità d’attaccamento, mediante il semplice riconoscimento, la realizzazione della presenza di ogni paradosso, della verità dualistica che separa su differenze del tutto inesistenti – leggi Dal disagio sociale, l’errata concezione del termine Giustizia alla mancanza di baricentro) non riesce a mantenere uno status quo ricorrendo a vecchie concezioni di ricerca dell’ordine sociale, della coesione sulla separazione dei percorsi, delle finalità del singolo.

Ma non può esserci nessuna coesione per un sistema d’apparenza che non regge su una base di una sicura utilità, funzionale per ognuno e che tende ad escludere a priori le verità di ognuno, sacrificandole sull’altare degli interessi economico-capitalistici. Un vero equilibrio può coesistere ed è necessario, soprattutto al momento in cui si evidenzia la profonda falla data dalla mancanza di baricentro (Perchè sto lavorando? Cosa è veramente importante nella mia vita? Perchè esisto? Scoprire il vero motivo alla vita che spetta al singolo), per raccogliere ed accogliere le differenze che compongono il quadro complessivo: da questo quadro vorremmo emergesse l’unità che desideriamo in tutto il mondo ma che, abitualmente, quasi sacrificandoci, sacrificando i nostri interessi, non riusciamo a raggiungere. Un sistema-società che possa dirsi comunitario necessita di prendere in considerazione, come imprescindibile priorità, la presenza dell’altro nella nostra vita, il profondo significato che l’altro ha nella nostra vita ma, soprattutto, la presenza delle emozioni nella nostra vita in continuità (abbattimento dell’apparenza, del dualismo-confronto necessario alla sopravvivenza e, quindi, la necessità alla contemplazione di una vita basata unicamente sul confronto quale unica prospettiva alla crescita personale e sociale – quindi anche una completa rivalutazione delle relazioni interpersonali unicamente basate sul confronto improduttivo).

Stiamo mancando nella ricezione e nella contemplazione di tutto ciò che tendiamo a negare, in favore di un immagine sempre meno necessaria (l’apparenza come letmotiv dettato dalla paura del prossimo), che non può lasciare altro spazio all’immaginazione, alla creatività, alla fantasia (guardare unicamente in una direzione soltanto per via del meccanismo di paura non è la soluzione alla ricerca dell’ordine, della coesione con il prossimo).

Come bambini mai cresciuti guardiamo ad un sistema penal-processuale che si ancora a princìpi inesistenti fondati sulla distanza con il prossimo, sulla separazione, sulla privazione della libertà individuale (Possiamo privare un altra persona della libertà? o, per meglio dire, possiamo privare noi stessi della libertà, e sulla base di cosa? La libertà quale naturale stato dell’essere, al pari dei processi di respirazione, battito cardiaco fonda sul princìpio universale della Libertà – non abbiamo che da scegliere quale strada prendere).

Abbiamo da ri-scoprire l’importanza dell’Ascolto nel nostro profondo come dimostrazione del vero amore verso noi stessi, questo si rifletterà in seguito all’esterno, quindi anche a livello istituzionale: quando il singolo non riesce a trovare risposta alla mancanza d’Ascolto-Amore l’esempio inizia dall’alto, come potrebbe avvenire anche il contrario, ma più spesso abbiamo bisogno di “qualcuno da seguire“, un modello valido che possa confortare, anche soltanto per un attimo, il nostro bisogno, le nostre mancanze e farci da mentore nel lungo sentiero che conduce alla consapevolezza di noi stessi, di ciò che è realmente importante per noi e per gli altri – leggi L’importanza dell’amare se stessi

Daniele Fronteddu