Vitalizi: tu quoque, Eugenio Scalfari?

Ci fracassano le palle tutti i giorni coi loro moralismi demodé e poi si scopre che per aver fatto gli onorevoli magari per qualche mese prendono pingui vitalizi mensili dalle casse pubbliche che sommano ai loro redditi e profitti già sontuosi, assegni che farebbero la gioia di tanti padri di famiglia espulsi dal mercato del lavoro del turbocapitalismo selvaggio, cassintegrati o giovani senza un lavoro e senza un futuro.

Parliamo di maestri del pensiero come Eugenio Scalfari, già fondatore e direttore di Repubblica, ceduto a peso d’oro al finanziere Carlo De Benedetti, autore prolifico di saggi pseudofilosofici ed ex onorevole socialista per pochi mesi, per intercessione di Bettino Craxi, poi da lui demonizzato e infine abbattuto.

Intasca da una quarantina d’anni 3.108 euro tutti i mesi senza colpo ferire, lo stipendio di un dirigente d’azienda, che si aggiungono ai suoi già lauti introiti e al suo esteso patrimonio. Né risulta che li dia in beneficenza.

Per non parlare del padre dell’Ulivo Romano Prodi, che incassa solo perché, nella sua ricca carriera, è stato, fuggevolmente, anche parlamentare ben 4.745 euro al mese da aggiungere ovviamente alle sue pensioni e consulenze di business.

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O del cantante e già onorevole di sinistra Gino Paoli, che come Scalfari aggiunge 3.108 euro al mese ai suoi guadagni di cantante e ai diritti d’autore per La Gatta e Senza Fine, quanto l’avvocato Carlo Taormina e un po’ meno dell’avvocato ed ex sindaco Sel di Milano Giuliano Pisapia (4.725 al mese), superato dal suo leader Nichi Vendola (8.106 al mese).

“Restituiamo questi soldi agli italiani”, ha commentato ieri, dopo l’approvazione della legge contro i vitalizi, il leader dei Cinquestelle e vicepremier Luigi Di Maio, durante la festa di piazza dei palloncini grillini. Ben detto, caro Di Maio, gli italiani perbene sono con te e contro questi sconcertanti privilegi della Casta.

Avanti così, per il Cambiamento.

di Angelo Maria Perrino

Fonte: www.affaritaliani.it

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