Quella via Dritta dell’Ottocento tra storia e memoria

Quella via Dritta dell’Ottocento tra storia e memoria. Il senatore Salvatore Parpaglia e l’antica farmacia di Romolo Nurra. Di Beppe Meloni
Ai turisti in fila che ascoltano la guida davanti alla torre di Mariano, Oristano appare in questa caldissima mattina di luglio in tutta la sua genuina luminosità. Piazza Roma è ancora deserta e silenziosa, e solo Antonio Leggieri che vende a buon mercato antiche storie di Sardegna ha aperto il suo ombrellone all’angolo dell’antico Caffè Ibba. Una volta, tanto tempo fa, punto d’incontro di mister Johnson e Benito Urgu, personaggi indimenticabili della città del passato. Più avanti in via Dritta, il quadro non è più incoraggiante, fatto solo di malinconici ricordi di un tempo ormai lontano. Non è più la via Dritta di una volta, e basta fare su e giù qualche “vasca” per capire che tutto è cambiato. E purtroppo in peggio. L’antica strada del commercio al minuto, il salotto buono della città dove si aprivano empori, negozi e fioriva lo scambio quotidiano tra incontri saluti e richiami, non c’è più. E pure lo “struscio” serale di studenti, militari e servette che la animava fin dal secondo dopoguerra, è soltanto un lontano ricordo. Antiche case che cadono a pezzi, serrande abbassate e insegne che si spengono sono il segno che la crisi del Duemila non perdona. Eppure questa strada ha animato la vecchia Oristano sin dall’Ottocento. Piccola città di settemila anime, tre alberghi, due banche, l’ospedale più antico dell’Isola, addirittura sette consolati, tribunale civile e penale, arcivescovado, pretura e carceri giudiziarie. Con personaggi di rilievo come il senatore avvocato Salvatore Parpaglia, origini bosane, uomo di punta della borghesia progressista, e punto di riferimento della loggia massonica Mariano IV”. Che proprio in via Dritta apre il suo studio legale con gli avvocati Dettori, Murgia, Era e Manconi. Sindaco e deputato per la prima volta nel 1890 sarà rieletto per ben tre volte. Il governo Pelloux propone infine il suo nome al Re che lo nomina Senatore. Morirà a Bosa il 15 giugno 1916 a ottantasei anni. Tra le case signorili e gentilizie e oggi meta di numerosi visitatori in occasione di “Monumenti aperti”, spicca quella di Romolo, Remo e Tommaso Nurra, titolari dell’antica farmacia cittadina, passata poi a Ester Conforto Galli, e infine ai coniugi Achenza – Bresciani, che da poco l’hanno trasferita più in là in piazza Mariano. La famiglia Nurra è stata legata da vincoli di parentela con la famiglia Parpaglia perché Romolo aveva sposato Serafina, nipote del senatore. L’antico stabile è stato infine rilevato da due oristanesi doc, Carlo Manai, nipote di Bruno, storico preside del Liceo De Castro, e Daniela Angotzi, giovane, entusiasta arredatrice d’interni. Figlia di Danilo, compagno socialista, una vita delegato sindacale alla Perlite di Torre Grande. Ed è così che al civico 53 di Corso Umberto ha preso vita da tempo un dialogo interrotto tra epoche e stili diversi. Dal 2015 lo storico palazzo di via Dritta ha dedicato largo spazio alle idee, all’arte pop e visioni d’avanguardia. Con il salone arredato secondo il gusto europeo, con mobili, affreschi e tre lampadari forgiati dai fratelli Clemente, ebanisti sassaresi, formatisi alla scuola della San Carlo di Torino. Con una targa importante, quella del 15 ottobre 1942, quando la Gazzetta Ufficiale n. 243 del Regno d’Italia, riporta la nomina a Cavaliere di Romolo Nurra. Farmacista di Oristano al civico 53 del Corso Umberto I, in sa ruga deretta.

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