La Madonna del Carmine, quella festa sempre cara agli oristanesi Di Beppe Meloni

Nel silenzio quasi irreale di un centro storico vestito a festa, pieno di ricordi e di fascino, scivola via in questo lunedì di mezzo luglio caldo e assolato, la processione per la festa della Madonna del Carmine. Anche quest’anno il rituale sempre vivo e sentito è stato onorato dal Comitato. Composto dai .residenti dell’antico quartiere, a due passi da Piazza Eleonora. Coordinato dalla presidente Rosanna Ballisai, con Carlo Leoni, Efisio Correggia, Adele Navarrino, Ottavio Ponti, Salvatore Erdas, Franco Lombardi e famiglia ha fatto, come sempre, tutto con semplicità. Senza sfarzo e luminarie ma con lo spirito del tempo antico, intriso di fede e quel soffio di oristanesità che non guasta. Da antica data e rinata nel 2014, è molto presente e attiva la Confraternita delle Anime del Purgatorio, da quest’anno aperta anche alle donne. Si occupa della parte religiosa della festa e delle celebrazioni dell’anno liturgico della Cattedrale di Santa Maria, ed è presieduta dal Priore Sandro Leoni. La storia di questa splendida Chiesa, una volta tanto tempo fa, sede di uno fra i più importanti cenacoli carmelitani della Sardegna, l’ha raccontata il buon canonico della cattedrale di Oristano Antioco Melis, nella sua “Guida storica di Oristano” data alle stampe per le edizioni della Cartotecnica nell’aprile del 1924, quasi un secolo fa. Ristampata dalla GIA di Giorgio Ariu di Cagliari, in una preziosa edizione anastatica nel novembre del 1988. In calce, con il nullaosta del canonico Aurelio Puddu del 2 aprile 1924, l’imprimatur di Georgius Maria Archiepiscopus Arborense, l’arcivescovo Giorgio Maria Delrio che ha governato l’archidiocesi Arborense per ben 17 anni, dal 1921 al 1938. L’autore, a pagina 36, traccia la storia della chiesa del Carmine, un vero gioiello d’arte che sorge nella via omonima del centro cittadino. Costruita in puro stile barocco grazie alla munificenza del marchese d’Arcais don Domenico Nurra, è stata donata con il convento ai Padri Carmelitani, con un concordato del 27 aprile 1792. E come racconta la storia, grande amico del marchese d’Arcais è stato il canonico Antonio Maria Pipia, deceduto il 20 settembre 1783. Che con regolare testamento dispose di essere sepolto nella chiesa matriarcale, dove una lapide marmorea sull’altare maggiore ne ricorda a imperitura memoria le benemerenze. Larga e spaziosa si mostra la sacrestia, con il coro impreziosito dagli stagli in legno di noce nella parte superiore. La facciata in stile barocco espone lo stemma del Marchese d’Arcais, mentre una iscrizione riferisce che nell’aprile del 1785 fu portata a termine la costruzione della Chiesa. Edificata in quegli anni tristi nei quali lo storico Sebastiano Pola documenta le gravi sollevazioni della popolazione, privata dagli arroganti feudatari del pane quotidiano. In tempi più vicini a noi e sino al secondo dopoguerra, il convento ha ospitato la sede della compagnia dei Carabinieri, diventata successivamente sede del consorzio UNO di Oristano. Polo decentrato della Università di Cagliari. Che vanta numerosi corsi di studio , Economia e gestione servizi turistici- Biotecnologia-Tecnologia industriale e Beni archeologici. Una Chiesa che in passato si apriva solo due volte l’anno, il 16 luglio per la festa della Patrona e a dicembre per la novena di Natale. Oggi riportata al suo antico splendore, è ancora parte viva e integrante della memoria storica di questa città.

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