Brindisi, arrestati 2 boss e 10 fiancheggiatori della Sacra Corona Unita

La Polizia di Stato di Brindisi, nelle prime ore della mattina, ha arrestato alcuni fiancheggiatori, affilati ed esponenti di spicco appartenenti a una frangia della Sacra Corona Unita, per lo piu’ operante nel territorio di Brindisi, Tuturano e Mesagne.

Le indagini, svolte dalla Squadra Mobile di Brindisi e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, hanno permesso di accertare come due detenuti, autorevoli referenti dellassociazione mafiosa, davano disposizioni ed ordini direttamente dal carcere, attraverso una fitta corrispondenza e contatti telefonici, riuscendo cosi’ a ricostituire e compattare un agguerrito gruppo criminale. Inoltre, i due mantenevano contatti con numerosi altri soggetti ristretti in vari Istituti Penitenziari italiani, attribuendogli linvestitura mafiosa e, in alcuni casi, sancendone l’affiliazione.

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Numerose le perquisizioni, operate con lausilio della Polizia Penitenziaria, che hanno interessato anche diversi detenuti, ristretti in Istituti di Pena di altre province italiane, in contatto con gli arrestati. Dalle indagini sono emersi anche alcuni progetti di fuga e ipotesi di vendetta verso componenti della Procura Distrettuale di Lecce.

I particolari delloperazione, denominata “Oltre le Mura”, saranno resi pubblici in una Conferenza Stampa che si terra’ presso la Procura della Repubblica di Lecce alle ore 11,00 di oggi.Dal carcere di massima sicurezza in cui erano detenuti avrebbero effettuato la “chiamata” di potenziali affiliati per ricostituire il gruppo della Sacra Corona Unita, un tempo operativo in provincia di Brindisi.

E’ uno dei particolari dell’indagine della Polizia che stamane ha arrestato due personaggi di spicco della criminalita’ salentina, insieme a dieci presunti complici, su ordinanza cautelare del gip distrettuale di Lecce Carlo Cazzella, richiesta dal sostituto procuratore della Direzione Antimafia Alberto Santacatterina. Il sodalizio criminale avrebbe operato tra Brindisi, Tuturano e Mesagne, dedicandosi in particolare alle estorsioni e al traffico di stupefacenti ma spaziando anche alla pesca e alla gestione dei parcheggi abusivi. progetto di controllo del territorio, che prevedeva l’utilizzo di metodi intimidatori e un patto di non belligeranza con gli altri gruppi malavitosi delle province vicine.

Era prevista tuttavia la possibilita’ di ricorrere ad atti di violenza nei confronti di chi non rispettava le regole. Le indagini della Squadra mobile hanno intercettato il flusso di cosiddette “sfoglie” (pizzini) tra i soggetti coinvolti sono state supportate dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia.

Fonte: www.affaritaliani.it

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