Facebook, Zuckerberg: “Sono io il responsabile di quanto successo”

Facebook, class action prime cause contro il social. Bannon la ‘mente’ di Cambridge Analytica

Facebook, Zuckerberg: “Sono responsabile di quanto successo”

Facebook“Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge analytica – compresi i passi che abbiamo già intrapreso e i nostri prossimi passi per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirti. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. La buona notizia è che le azioni più importanti per evitare che ciò accada di nuovo oggi abbiamo già preso anni fa. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo”. E’ il post di Mark Zuckerberg su Facebook.

Facebook: il matematico della app aveva condotto studio in Russia

Il giovane matematico russo-americano Aleksandr Kogan, al centro dello scandalo Cambridge Analytica, ha collaborato con alcuni ricercatori dell’Universita’ di San Pietroburgo a uno studio sui tratti tossici della personalita’, secondo quanto riporta Reuters. Lo studio, realizzato con un team dell’Universita’ Statale di San Pietroburgo, era finalizzato a individuare un nesso tra la ‘triade oscura’ della psicologia (narcisismo, machiavellismo e psicopatia) e la tendenza ad adottare comportamenti violenti in rete. Lo ha rivelato la docente del Dipartimento di psicologia della stessa universita’, Yanina Ledovaya, secondo la quale l’obiettivo dello studio sarebbe stato quello di individuare e identificare i troll (chi ha comportamenti molesti o offensivi in rete), per migliorare la vita di chi ne e’ vittima.

Secondo quanto riportato dalla docente, per condurre lo studio i ricercatori hanno creato una Facebook app attraverso la quale hanno sottoposto un sondaggio di 61 domande a diecimila utenti russofoni, per capire in quale misura fossero diffusi i tratti della ‘triade oscura’. La app, assicura la Ledovaya, ha raccolto dati pubblici e risposte dei partecipanti al sondaggio esclusivamente dopo che questi hanno espresso il loro consenso. Un’analisi del testo dei post pubblici dei partecipanti sarebbe avvenuta separatamente. Kogan ha partecipato alla ricerca – finanziata con fondi pubblici – dal 2005 e il 2007, principalmente dall’estero e con saltuari incontri in Russia. Kogan, che e’ anche docente dell’Universita’ di Cambridge, ha condotto la collaborazione con l’Universita’ di San Pietroburgo dopo aver correttamente chiesto l’autorizzazione al capo del Dipartimento di psicologia dell’istituzione britannica. Ledovaya ha assicurato che i dati raccolti per lo studio non sono stati condivisi con nessuno al di fuori del gruppo dei cinque ricercatori. Neanche con Kogan.

Class action prime cause contro Facebook

Dopo il tracollo a Wall Street degli ultimi due giorni, Facebook recupera in Borsa, ma intanto arrivano le azioni giudiziarie per lo scandalo dei dati rubati. E’ pronta in Usa la prima ‘class action’ degli utenti del social network, davanti al Tribunale di San Jose’ in California, dov’e’ stata citata anche Cambridge Analytica. E sempre in California, ma alla Corte federale di San Francisco, fanno causa anche alcuni azionisti, lamentando di aver subito danni economici per la perdita di valore della societa’ sui mercati, a causa delle informazioni “false e fuorvianti” fornite da Facebook sul caso di Cambridge Analytica.

Intanto prendono quota la disaffezione e la sfuducia nei confronti del social network. Anche Brian Acton, co-founder di WhatsApp, il servizio di messaggistica acquisito per 19 miliardi di dollari da Zuckerberg nel 2014, si e’ unito alla campagna #DeleteFacebook. “E’ ora” – ha scritto in un tweet, aggiungendo l’hashtag della campagna, diventata virale su internet. La ‘gola profonda’ dello scandalo, l’informatico Chris Wylie, ha confermato che c’era l’ex stratega di Trump, Steve Bannon, a sovraintendere al programma di Cambridge Analytica creato per raccogliere milioni di dati su Facebook per influenzare il voto. Bannon fu vice presidente di Cambridge Analytica fino a quando non si dimise per passare alla campagna elettorale di Donald Trump nell’agosto del 2016. Sotto Bannon, la compagnia identifico’ e mise alla prova il potere di alcuni messaggi anti-establishment che poi furono utilizzati in maniera seriale nei comizi del candidato repubblicano: ‘drain the swamp’ (drena la palude) e ‘deep State’ (lo Stato nello Stato). Wylie ha raccontato che Bannon – quando era al vertice di Cambridge Analytica e responsabile di Breitbart News – era molto addentro alla strategia dell’azienda e nel 2014 diede il via libera all’acquisizione, costata quasi un milione di dollari, dei preziosi dati, tra i quali i profili di Facebook.

Facebook, Bannon la ‘mente’ di Cambridge Analytica

Il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica sotto la supervisione di Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump. Per Chris Wylie – la talpa’ che ha provocato lo scandalo – Bannon, tre anni prima il suo incarico alla Casa Bianca, comincio’ a lavorare a un ambizioso programma: costruire profili dettagliati di milioni di elettori americani su cui testare l’efficacia di molti di quei messaggi populisti che furono poi alla base della campagna elettorale di Trump.

Bannon, gia’ numero uno del magazine ultraconservatore Breitbart News, entro’ a far parte del board della societa’ Cambridge Analytica di cui e’ stato vicepresidente dal giugno 2014 all’agosto 2016, quando divenne uno dei responsabili della campagna elettorale di Trump. Fu lui che aiuto’ a lanciare la societa’ grazie ai finanziamenti dei suoi ricchi sostenitori, a partire dalla famiglia miliardaria dei Mercer. L’ex dipendente della Cambridge Analytica Wylie, in una intervista al Washington Post, spiega come di fatto Bannon in quel periodo era il boss di Alexander Nix, il controverso Ceo della societa’ che nelle ultime ore e’ stato sospeso dal suo incarico. “Nix non aveva l’autorita’ di spendere tutti quei soldi, afferma Wylie, che spiega come Bannon approvo’ nel 2014 una spesa di circa un milione di dollari per acquistare dati personali raccolti anche su Facebook. Bannon – riporta ancora il Wp – ha ricevuto dalla Cambridge Analytica nel 2016 oltre 125 mila dollari in compensi per le sue consulenze e ha posseduto una parte della societa’ per un valore tra un milione e i 5 milioni di dollari.

Fonte: www.affaritaliani.it

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