Olbia. Intervista esclusiva con Alessandro Marini: Mater Olbia, terreni, denuncia e processo

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Il 21 febbraio 2018 avrà inizio il processo che vede Alessandro Marini sul tavolo degli imputati dinanzi il collegio giudicante, composto di tre giudici della sezione penale del Tribunale di Tempio Pausania. Ovviamente, in quella circostanza non saranno presenti il P.M. Fiordalisi e il G.I.P. Grotteria.

MaterAi nostri lettori ricordiamo che l’accusa nei confronti di Alessandro Marini riguarda la tentata estorsione nei confronti dell’ex sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, che accusò il Marini di pressioni al fine di convincerlo ad affidargli incarichi manageriali dallo stato del Qatar. Tale accusa fu puntualmente smontata dallo stesso Giovannelli che, con deposizione scritta, dichiarò agli uomini della Procura della Repubblica di Tempio Pausania, di non aver mai visto, sentito e conosciuto Alessandro Marini.

Il Procuratore della Repubblica di allora, Domenico Fiordalisi, non contento aggiunse altri capi di imputazione all’accusa iniziale, sostenendo che Alessandro Marini, con la sua violenta azione, turbò le istituzioni nazionali, in Primis l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Ministro Gianfranco Del Rio e le istituzioni religiose tutte, oltre ai vertici dello Stato del Qatar compreso il Vaticano.

Mancava solo, ha aggiunto ironicamente Alessandro Marini, che in quella sfilza di accuse fossero inseriti anche i vertici del neo stato islamico ISIS, da pochi giorni sconfitto dalle truppe alleate in Siria.

Insomma, da quel momento in poi Alessandro Marini è salito alla ribalta della cronaca regionale e nazionale poiché, giorno dopo giorno, gli accadimenti si sono susseguiti in serie su più fronti. In proposito, però, nasce spontanea una domanda: come mai tanto accanimento contro Alessandro Marini, peraltro conosciuto negli ambienti giudiziari perché a capo di un consorzio che gestisce incarichi nei settori delle vendite giudiziarie? Ora più che mai viene da chiedersi: Cosa ce, dietro questo processo?

MariniRisposte, in proposito, se ne possono fornire tante e delle più disparate, ma analizzando in profondità la radice dell’accusa iniziale formulata da Gianni Giovannelli nei confronti del Marini, si può arguire che tutto nasce dalla corsa per l’accaparramento dei famosi sessanta ettari del pastore Luigi Mulas che, all’ombra del progetto del “Mater Olbia”, avevano scatenato “appetiti” di varia natura.

Quei sessanta ettari, infatti, facevano gola a molti personaggi politici e no, consapevoli, soprattutto, del potenziale economico che potevano avere non tanto con la trattativa con il Qatar per il “Mater Olbia”, quanto nel caso in cui quei terreni avessero beneficiato di volumi edificabili, come, in effetti, è avvenuto. Un’operazione che, in termini di soldoni, avrebbe fruttato svariati milioni di euro. Chissà quanti progetti, chissà quanti pensieri erano maturati nella testa di coloro che ambivano a mettere le mani su quei terreni.

La tempistica di Alessandro Marini, però, nell’acquisto dei terreni dal Mulas, allevatore umiliato, più volte minacciato e ignorato proprio da quella classe politica, ha mandato all’aria tutti i sogni e i progetti dei novelli immobiliaristi. Il Mulas, come si sa e come risulta dagli atti, aveva ceduto il diritto di proprietà dei 60 ettari al Marini tramite un notaio, terreni appunto che erano oggetto di attenzione di personaggi ben conosciuti negli ambienti politici olbiesi.

Facevano gola eccome quei terreni, soprattutto se si considera che su di essi è previsto un investimento di un miliardo di euro.

Nessuno, però, immaginava che Alessandro Marini andasse dritto per la sua strada nel riconoscimento dei propri diritti. Col passare del tempo, giorno dopo giorno, tutti capirono che non avevano a che fare con uno sprovveduto, ma con un osso duro, restio a piegarsi anche ai “poteri forti”. Capirono, soprattutto, che avevano a che fare con uno che sapeva il fatto suo.

E, allora, come agire, per indurlo a miti consigli? Si è ricorsi così alle denunce per fare intervenire la magistratura e costringermi, sostiene Marini, a “mollare la presa”. Ed ecco, allora, l’avviso di garanzia, la perquisizione, i 2 mandati di cattura, il rinvio a giudizio e l’immancabile processo.

Per meglio chiarire la sua posizione e le vicende legate ed esterne al “Mater Olbia”, Alessandro Marini ci ha rilasciato una lunga intervista, nella quale, appunto, elenca tutte le traversie che ha dovuto affrontare dal momento in cui il Mulas gli cedette il diritto di proprietà su quei 60 ettari. Ad ogni nostra domanda ha risposto con puntiglio e in modo molto sereno, convinto delle proprie ragioni su questa vicenda che, tra l’altro, sta iniziando ad essere oggetto d’attenzione dei media Nazionali e in particolare di Report (RAI 3).

Sardegna Reporter: allora, sig. Marini, come vede questo processo dove lei e imputato per tentata estorsione nei confronti di Giovannelli?

Marini – In Italia esiste fortunatamente lo stato di diritto, sono e rimarrò sempre sereno, ho la coscienza pulita poiché non ho mai commesso alcun tipo di reato; non rientra nel mio stile di vita commettere reati.

L’Italia, nel mondo, è conosciuta per le sue splendide bellezze naturalistiche. Purtroppo è anche conosciuta per un dato negativo incontrovertibilmente assodato, ossia la corruzione che stagna e si riscontra dove ci sono i grossi investimenti e il politico di turno è sempre in allerta: cerca fortune e pubblicità. Mi fermo qui, non vado oltre.

Lei, sig. Marini, ci vuol far capire che nell’operazione Mater Olbia ci sia l’ombra della corruzione?

Marini – Guardi, sinceramente non so nulla a riguardo, io non faccio l’inquirente. Ribadisco: non sono affari che mi riguardano.

Sig. Marini, ma lei ha mai conosciuto i suoi accusatori, in particolare Giovannelli, Emiliano Battistini, l’Avv. Merlini, Lucio Rispo, il Ministro Gian Franco Del Rio, Gian Piero Scanu?

Marini – Giovannelli l’ho sempre visto in TV regionali a braccetto con Rispo, Emiliano Battistini non sapevo neppure che esistesse sul pianeta terra, mentre con l’avvocato Merlini ho avuto un curioso approccio aprile/maggio 2015 quando sì presentò nel mio terreno in Olbia urlando a squarciagola e spacciandosi come il legale del Qatar, tanto che rimasi particolarmente sorpreso per la sua visita. Caso strano, però, dopo qualche ora mi fu riferito che il figlio era candidato a sindaco di Olbia spalleggiato da un certo Gianpiero Scanu. Capii, quindi, che il Merlini padre aveva un interesse diretto ma illegittimo in tutta questa storia. Su Rispo e Del Rio non ho mai avuto il piacere di incontrarli, mentre Gian Piero Scanu lo vedo molto attivo in questa storia ai margini del Mater Olbia. Insomma, calcisticamente parlando, è un ottimo regista.

Sig. Marini, come mai tutto questo accanimento verso di lei?

Marini – Accanimento verso di me?

Sinceramente non vedo accanimento ma semplicemente vedo un gruzzolo di personaggi che hanno cercato in tutti i modi di farmi arrestare, vista la loro posizione di potere e buttarmi solo fango mediante la stampa. D’altronde, era tutto ben organizzato, però posso affermare che le persone intelligenti non si comportano in quel modo, non si affidano ad un legale con la denuncia facile, fabbricando false accuse. Tra persone serie e per bene si discute la risoluzione del problema, ammettendo che il mio fosse un problema, soprattutto se si considera che sono una persona illibata a livello penale. Vede, quelle accuse, ora, saranno dei boomerang per i miei accusatori e chissà cosa tutto verrà fuori al processo penale.

Sig. Marini, l’Ambasciatore del Qatar a Roma continua a tranquillizzare tutti, confermando che il Qatar investirà ancora in Sardegna proprio sul Mater Olbia. Cosa ha da dire in proposito?  

Marini – Guardi, sono felicissimo che l’ambasciatore del Qatar in Italia faccia questi annunci, d’altronde la Sardegna ha bisogno di investimenti esteri. Il Qatar è uno stato serio, molto serio, speriamo bene, d’altronde la Sardegna non e solo Olbia, esistono città turistiche affascinanti come Alghero con il Centro Storico, il suo aeroporto e il porto turistico. Altro non posso dire perché non sono al corrente delle loro strategie a livello internazionale e, sinceramente, non mi occupo di analisi degli investimenti del Qatar.

Sig. Marini, ci racconta di quella notte nella sua villa a Codrongianos?

Marini – Oddio, quella notte dell’irruzione di persone sconosciute senza alcun segno distintivo e con auto civetta senza lampeggiante, non è stato piacevole. Sono entrati nella mia proprietà come fossero dei balordi, tutto è stato ripreso dal mio sistema di videosorveglianza. Solo la mattina avevo saputo che erano persone appartenenti alla Polizia Giudiziaria. Se fossi stato armato e con i miei familiari dentro casa, non avrei esitato un istante ad aprire il fuoco. In quel periodo, tra l’altro, continuavo a subire minacce dalla cricca olbiese, come continuamente veniva minacciato il pastore Mulas. Meglio che sia andata in quel modo, anche perché la mattina mi sono presentato spontaneamente alla procura della Repubblica di Tempio Pausania poiché non avevo nulla da nascondere comunque, quella notte, non sono state ore piacevoli

Sig. Marini, ma sapeva di mettersi contro una lobby politica e affaristica?

Marini – Lobby politica, affaristica? A mio parere non esiste nessuna lobby politica quando hai le carte in regola e devi solo tutelare i tuoi sacrosanti diritti. Non c’è politica o affaristi che possono crearti problemi. Per me certi politici sono anche degli affaristi e spetta alla magistratura scovarli. Io non ho nulla da temere. Certo, loro hanno e avevano qualche politico nazionale che pure è intervenuto ¾ giorni prima con una riunione stile motti carbonari presso un bar ristorante nelle vicinanze delle mie terre, a Murta Maria. Guarda caso, hanno costruito proprio in quel locale la fantomatica estorsione e la successiva irruzione nella mia proprietà. Io sapevo tutto e so chi era presente in quella riunione, ma ribadisco, acqua passata.

Sig. Marini, lei tifa per l’apertura del Mater Olbia?

Marini – Io sono il primo tifoso per l’apertura del Mater Olbia, purtroppo i miei accusatori ne hanno combinato di tutti i colori.

Il Ministro Del Rio a colloquio con Lucio Rispo

Sono stati diciamo scoperti, hanno fatto errori, grossi errori, se vogliamo chiamarli errori, comunque non sono fatti che riguardano la mia persona, ma visto che mi hanno tirato dentro una storia così assurda quanto intrigante, ora qualcuno se ne assumerà le sue responsabilità. Ne vedremo delle belle quando depositeremo al Tribunale Penale di Tempio, il 9 febbraio 2018, la lista dei testimoni, una lista che sarà piuttosto lunga.

Vero è, tuttavia, che bisogna fare un distinguo tra quei politici, le persone di Olbia e la Gallura che meritano questo splendido ospedale. Vorrei precisare, inoltre, che se il Mater aprirà tra qualche anno, non è per merito di alcuni politici galluresi, ossia quelli che mi hanno accusato e che si fregiano di essere i padri costituenti del Mater, ma il merito sarà esclusivo della Famiglia Reale del Qatar, perciò ribadisco forza Mater Olbia.

Sig. Marini, cosa c’entrano le sue terre con l’ospedale Mater Olbia?

Marini – Questa domanda dovrebbe farla a chi ha creato questo polverone. Quando le ho comprate dal pastore erano terre agricole, ma loro, i grandi politici, dopo qualche mese, credendo di intimorirmi con fantomatiche accuse, hanno reso predette area edificabile con circa un milione di metri cubi.

In ordine alle trasformazioni urbanistiche, quindi, io non centro nulla con la loro superficialità e tracotanza. È da tener conto che l’ospedale non c’entra nulla con le mie terre, benché i servizi da loro progettati in un secondo momento, ricadano proprio su quelle terre. Inoltre, sapevano tutto, perché i miei atti, come prevede la legge, erano registrati regolarmente presso la conservatoria dei registri immobiliari di Tempio Pausania, perciò rimango sereno, la giurisprudenza parla chiaro.

Un milione di metri cubi in quel punto, a 300 metri dal mare, in Gallura, valgono circa il 30/35% dell’investimento totale e, quindi, si parla di decine di milioni di euro per non dire centinaia. Si rende conto cosa ha in mano, praticamente lei possiede una proprietà che ha un valore abnorme se consideriamo che all’interno delle sue terre il Qatar potrà dare il via ad un investimento da oltre un miliardo e duecento milioni di euro. Riesce a dormire sereno?

Marini – Io dormo sereno, ho dei validi professionisti tra Roma e la Sardegna che tutelano i miei interessi e, per prima cosa, se mi consente, devo asserire che in tutto questo tempo ho lavorato per ripulire dal fango mediatico la mia persona per responsabilità di un giornalista della Nuova Sardegna, Gian Piero Cocco, molto legato alla cricca affaristica.

Non capisco perché lo stesso continua a sfornare fantomatici capi di imputazione. Oltre ad avere tutto questo acredine nei miei confronti, mi creda, scrive idiozie e fatti non riconducibili alla realtà. Oggi ringrazio questa testata che da circa 2 anni si è occupata del mio caso con molta professionalità. Avete spiegato articolo per articolo la verità, tanto che moltissime persone si sono ricredute sulla mia persona. Purtroppo Gin Piero Cocco utilizza la sua penna come una pistola fumante verso gli altri e, pertanto, dovrà assumersi le proprie responsabilità.

Sig. Marini, ma lei ha mai conosciuto preti, sceicchi, manager del Qatar, politici nazionali, Cardinali e Vescovi?

Marini –  Allora devo rispondere?

Conosco il prete del mio paese, Ploaghe, una bravissima persona, un cappellano Militare, ma non ho mai avuto il piacere di conoscere Sceicchi o Emiri, come non ho mai avuto il piacere di conoscere i Manager del Qatar, mentre per politici nazionali e regionali olbiesi, soprattutto del PD, posso assicurare che non mi interessa averci a che fare.

Come mai, allora, lei è rinviato a giudizio?

Questo non lo deve chiedere al sottoscritto. Questa domanda deve farla a chi ha formulato il mio capo di imputazione e solo dopo a chi ha deciso di dare vita a questo processo a distanza di quasi 3 anni.

Sig. Marini, lei ha fiducia della giustizia?

Marini – Certamente sì. Il lavoro dei giudici è un lavoro difficile, molto delicato, svolto da persone serie, perciò non ho motivo di dubitare sul loro operato.

Sig. Marini, il magistrato Fiordalisi l’ha pesantemente accusata, cosa mi dice al riguardo?

Marini – Cosa posso rispondere in merito? Non mi ha accusato Fiordalisi ma la politica. Lui ha fatto il resto formulando accuse in quel modo, motivo per cui ben venga il processo penale, proprio perché è in quell’occasione che si dovranno smontare le accuse facendo emergere la verità, poi figuriamoci un’accusa cosi disarticolata.

Sig. Marini, infine, lei è propenso ad una soluzione bonaria con la controparte olbiese che dovrebbe rappresentare il Qatar?

Marini –  Abbiamo terminato?

Sì, ma cortesemente risponda a quest’ultima domanda.

Marini – Guardi, posso esternarle, in conclusione, il mio pensiero. Io non ho alcuna controparte, ho un giornalista e gran parte della stampa isolana che da circa 3 anni continuano a gettarmi fango su fango, in particolare il quotidiano La Nuova Sardegna a cui è collegato il solito giornalista, che tende a nascondere la vera realtà sui fatti e per tale ragione ho deciso di andare avanti e non scendere ad alcun compromesso.

 

Un’ultima domanda. Cosa ha da argomentare sulle firme contraffatte e autenticate dall’avvocato Merlini?

 

Marini – Guardi, questa è una domanda molto delicata. Posso affermare che su questo fronte ho lavorato per ben 2 anni per portare alla luce questa grave situazione, riconducibile e radicata al procedimento penale 406/2017 cui vede Merlini indagato. Il resto farà il suo corso. Sono molto fiducioso negli inquirenti della Procura tempiese.

Lei ha mai ricevuto offerte?

Marini –  Dalla contro parte olbiese? Ma no, io quella controparte non la considero proprio, non mi interessa alcuna offerta, vivo sereno dal mio onesto lavoro. Inoltre, non mi manca nulla e, in secondo luogo, non tratto con alcuna controparte, tanto meno quella olbiese che continua a diffamarmi. Nel caso in cui un domani fosse anche legittimata e nel caso in cui avessero delle rimostranze al riguardo, esistono i tribunali. L’ospedale può essere concluso anche senza le mie terre. Ho puntualizzato concluso non aperto. Cosa aggiungere, altro? Peggio per loro.  Furbescamente l’hanno messa sul piano giudiziario coinvolgendo persone che in questa storia non c’entrano nulla e sono affari loro. Il treno, ormai, è partito e io continuo per la mia strada. Ricordo solo un aspetto: chi semina vento raccoglie tempesta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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