Castelsardo. Ieri il Lunissanti: l’antica celebrazione si ripete come ferma nel tempo

Si è svolta ieri, lunedì 30 aprile, la famosa processione di Lunissanti a Castelsardo, una celebrazione antica quanto ammaliante, che nonostante il vento che imperversava nel borgo medievale della provincia di Sassari, uno dei più belli d’Italia, si è compiuto come da tradizione, senza intoppi ne sorprese.

E infondo non ci sarebbe potuto essere nessun imprevisto per la manifestazione clou della Settimana Santa castellanese, da sempre preparata minuziosamente dagli adepti dell’antica Confraternita Oratorio di Santa Croce, già citata in alcuni documenti del 1669, ma che probabilmente risale a qualche secolo prima, si suppone già dal Medioevo. L’unica sorpresa era nei visi e negli sguardi di chi il Lunissanti lo vedeva per la prima volta: un mix di stupore e commozione, timore e confusione, curiosità e fascino che solo questo magico evento sa trasmettere.

Infatti una funzione del genere, teatralizzata ed arcaica, nonostante non sia raro trovarla in altre giornate, come nelIMG_8486 Venerdì Santo, quì, nel lunedì pre-pasquale, si tinge di una luce diversa: il borgo (che potremmo già eleggere all’unanimità “Borgo dei Borghi“, senza attendere la prima serata di domenica 5 aprile, giorno in cui sarà svelato il vincitore finale del contest lanciato dalla nota trasmissione tv “Alle Falde del Kilimangiaro“, in onda su Rai 3) si tinge di magia. O forse sarebbe meglio dire si “spegne” in quanto tutte le luci del centro storico spariscono e l’atmosfera viene resa calda dalle candele e dalle torce dei confratelli, che sfilano per le vie ciottolate sotto il castello, fondato dalla famiglia genovese dei Doria nel 1102.

I rituali sono sempre gli stessi, da centinaia di anni, la messa mattutina nella trecentesca Chiesa di Santa Maria, la processione sulla via Benedettina verso la basilica di Nostra Signora di Tergu con un pellegrinaggio che si svolge in un clima d’immenso rispetto. Nel lungo tragitto gli apostoli portano tra le mani i Misteri, i simboli del martirio di Cristo: fino a pochi minuti prima della partenza non sapevano neanche quale fosse quello a loro destinato, quindi grande è l’emozione nel vedersi assegnato uno o l’altro simbolo, soprattutto quando è quello a cui ci si sente più vicini. Ad intervallare gli apostoli ci sono poi i tre gruppi di Cantori che intonano i vibranti inni di cui portano il nome, il primo è il Miserere simboleggiato dal teschio (lu cabbu di moltu), poi lo Stabat con la Pietà (la Pieddai), e infine lo Jesus con il crocifisso. Nel paesino di Tergu, dopo la messa, un pranzo aspetta i confratelli che riprendono le forze per il ritorno nel borgo sul mare.

IMG_8711E’ al tramonto che inizia il rituale più conosciuto e sentito, un vero simbolo di riconoscimento per chi abita a Castelsardo, uno stendardo che denota un profondo attaccamento alla propria terra d’origine. Per i vicoletti si muove composta la lunga processione di fiaccole: prima i cantori del Miserere, poi ad intervalli gli apostoli, vestiti con una lunga tunica bianca e incappucciati, accompagnati dalle piccole consorelle, ognuno stringe con orgoglio uno dei 10 strumenti della Passione: il calice, il guanto, la fune e la catena, la colonna, i flagelli, la corona di spine, la croce, la scala, il martello e la tenaglia, la lancia e la spugna. Nel mezzo il coro dello Stabat  e a chiudere il corteo lo Jesus.

I cori sono una delle parti più emozionanti e toccanti dell’intera serata: antichissimi canti polifonici, probabilmente d’origine medievale, magistralmente intonanti dai 4 prescelti, bassucontra,  bogi falzittu che in un crescendo di accordi e armonie si fondono l’un l’altra per formare la “quintina”, una meravigliosa quinta voce data da tanto allenamento e lavoro, ma anche e soprattutto da affiatamento, stima e rispetto, i confratelli infatti sono legati da un profondo sentimento di amicizia e complicità.

La processione arriva nella Chiesa di Santa Maria a tarda notte, qui una folla di fedeli e curiosi, la stessa che ha seguitoIMG_8702 il corteo per le ripide vie del centro storico, attende e partecipa alla funzione finale, in cui ognuno ringrazia della possibilità data di partecipare a Lunissanti. I 24 prescelti termineranno la giornata nella celebrazione dell’Ultima Cena, servita nella Casa della Confraternita, un’antica sala affrescata, con un grande tavolo apparecchiato e ornato con simboli cristiani e pani pasquali. Il menù sarà quanto mai inconsueto: a fargli ritrovare le forze sarà il ghisadu, un piatto d’origine spagnola a base di carne, che stranamente stona con la predica dell’astinenza dalle carni suggerita dalla dottrina cattolica nel periodo della Quaresima.

Dunque pathos e commozione, tradizioni arcaiche e riti immutati, figure misteriose e affascinanti, passione e devozione fanno da padroni in questo lunedì unico in Sardegna.. e non solo.

Alice Secchi

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