Castelsardo. Il Museo dell’Intreccio viene chiuso: fioccano le polemiche

Più informazioni su

Non c’è niente di più bello del patrimonio culturale di un paese e Castelsardo, dal canto suo, incarna perfettamente l’immagine di una realtà paesaggistica quasi magica. Lo hanno definito più volte uno dei borghi più belli d’Italia e il suo successo è da attribuirsi in gran parte alla presenza dell’antico Castello dei Doria, meta preferita dai turisti. Negli ultimi giorni però, questo fantastico luogo è stato al centro di una bufera “burocratica” che ha diviso a metà l’opinione pubblica. Veniamo ai fatti. Il Museo dell’Intreccio è stato chiuso. Dopo ben venticinque anni la Cooperativa Il Cigno deve “sgomberare il campo”. La notizia ha generato nel paese reazioni contrastanti: c’è chi si indigna per il fatto che aumentano i disoccupati e c’è chi ritiene giusto il provvedimento sostenendo che nella sostanza dei fatti la gestione del museo da parte della cooperativa sia del tutto abusiva. Naturalmente quest’ultima interpretazione non è da considerarsi veritiera. È certo infatti che la cooperativa, costituitasi nel 1986, abbia regolarmente gestito l’attività grazie alla legge vigente in quel periodo (legge 28), cosiddetta “Garanzia Giovani” . Questa normativa ha permesso che nel 1990 Il Cigno, attraverso regolari provvedimenti amministrativi, abbia dato il via alla gestione. Inizialmente i compensi percepiti erano il frutto del ricavato dei biglietti venduti per le visite al Castello, successivamente è intervenuto il finanziamento regionale che tutt’oggi ha permesso ai componenti della cooperativa di essere remunerati. Detto questo è lecito anche pensare che sia giusto “rinnovare” la gestione attraverso una normalissima gara di appalto ma, resta il fatto che in men che non si dica sono rimaste disoccupate ben 15 persone considerato che prestavano servizio 4 annuali, 3 semestrali, 4 trimestrali e un supplemento di ulteriori 4 persone nel mese di Agosto. Ciò che maggiormente ha suscitato scalpore è stata la chiusura proprio nei giorni delle feste natalizie. Il 1 Gennaio 2015 Castelsardo non ha potuto fornire il servizio più amato dai turisti generando in questi ultimi una cocente delusione. Parliamo ora di documenti e norme. Carta canta e legalmente parlando, essendo la cultura e i beni museali materia di legiferazione concorrente tra Regione ed enti locali, la prima lascia alla seconda libertà di scelta sulla prosecuzione o meno di detti servizi. L’assessore, Firino nei giorni scorsi, ha appunto precisato che i fondi ci sono e che quindi non c’è nessun problema nel concedere la proroga per tutto il 2015 alla ditta che lo ha sempre gestito, prendendo così tutto il tempo necessario per la preparazione della gara d’appalto che servirebbe a ripristinare il normale iter da tutti conosciuto. Il Sindaco Franco Cuccureddu, dal canto suo, replica all’assessore facendo presente che il Comune sta solamente adeguandosi ai continui solleciti della Regione circa il perfezionamento del servizio attraverso l’inserimento di figure competenti in determinate materie. Inoltre, lo stesso Sindaco, ha precisato che a breve inizieranno dei lavori di restauro per la messa in sicurezza della struttura. Su quest’ultima notizia naturalmente tutti saranno d’accordo, la sicurezza viene prima di tutto ma, una domanda sorge spontanea nella mente di molti: perché è stato interrotto il servizio il 31 Dicembre 2014? In fin dei conti l’attività sarebbe potuta tranquillamente proseguire fino all’inizio dei lavori di restauro.

I punti di vista sono antitetici e si sa, la verità sta sempre nel mezzo. Ognuno fa i propri ragionamenti e trae le proprie conclusioni. Da un parte abbiamo i componenti della cooperativa che ovviamente non possono che essere amareggiati: dopo anni di sacrifici si vedono privati del posto di lavoro; dall’altra l’esigenza di ripristinare “l’ordine naturale delle procedure” sostenuta da Giunta e Consiglio. Ciò che resta oscuro sono le tempistiche. Perché tutta questa fretta se la Regione ha fornito il benestare per la prosecuzione? Le risposte arriveranno col tempo ma qui non si tratta di torto o ragione, di giusto o sbagliato. Il fatto oggettivo è sempre lo stesso e, ipocrisia a parte, è sotto gli occhi di tutti: 15 persone non hanno più un lavoro e questo francamente non rappresenta di certo un dato positivo. Al di là dei punti di vista è necessario spogliarsi di quella veste egoistica che è insita in tutti noi in maniera primordiale, palesata da quella “vocina” che ci ripete di continuo di non curarci di certi fatti perché non ci appartengono, ma, in realtà ci riguardano tutti: ognuno di noi, un giorno, potrebbe trovarsi sull’altra riva.

 

Anna Pina Lorenzoni

Più informazioni su