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Finanziaria: consulta boccia legge

Finanziaria: consulta boccia legge

Finanziaria, la Consulta affossa l’accordo-capestro Paci-Padoan. Parla il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.

“La decisione senza precedenti della Corte costituzionale di bocciare l’intera legge finanziaria 2016 della Regione Sardegna è un disastro annunciato, figlio del fallimento della vertenza sulle entrate erariali e del patto scellerato Paci-Padoan con cui la Giunta regionale ha rinunciato a rivendicare le risorse che lo Stato deve alla Sardegna”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.

“Abbiamo detto e ripetuto in ogni sede che la rinuncia alle entrate erariali, abbinata all’introduzione del pareggio di bilancio, avrebbe portato la Regione alla bancarotta”, prosegue Dedoni. “Finalmente i giudici costituzionali hanno fatto luce su quello che il centrosinistra ha sempre cercato di nascondere dietro la cortina fumogena della propaganda: i soldi non ci sono, il ritiro dei ricorsi per il riconoscimento delle quote di compartecipazione dei tributi e dei relativi arretrati equivale alla mancata riscossione, e neppure i più spericolati espedienti della finanza creativa messi in campo dall’assessore Paci potevano consentire di chiudere in pareggio un bilancio in profondo rosso. Quella che Giunta e maggioranza hanno sempre sbandierato come una vittoria si è rivelata la più grande fregatura nella storia dell’Autonomia: le ambizioni da primo della classe del professor Paci hanno portato la Sardegna a sperimentare per prima il bilancio armonizzato, ma l’incapacità a riscuotere le risorse che ci sono dovute ha fatto sì che le spese restassero prive di copertura finanziaria”.

“Al di là degli aspetti puramente contabili, va sottolineata la gravità delle ripercussioni che quanto è accaduto avrà sul fragile tessuto economico isolano”, conclude il capogruppo. “E’ la dimostrazione del fatto che l’accordo-capestro del 2014 non lascia spazio di manovra per la spesa regionale: non si può creare lavoro, non si può incentivare lo sviluppo economico, si può solo finanziare le clientele per foraggiare i bacini elettorali e il sottobosco politico che gravita intorno al centrosinistra, come ancora continuiamo a vedere in materia di sanità e non solo”.

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