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La S.B.S. di Arborea a Bonifiche Ferraresi, un passo avanti oltre la crisi di Beppe Meloni

Finalmente una buona notizia per un territorio affamato di lavoro e di sviluppo, una boccata di ossigeno per una economia stagnante e senza futuro. Le Bonifiche Ferraresi acquistano la S.B.S di Arborea, e per una provincia che soffre da tempo senza reagire è un giorno di festa. I termini dell’accordo sono noti, e non serve richiamarli, se non per dire che chi storce il naso e polemizza, ha torto marcio perché Bonifiche Ferraresi sono una realtà e una garanzia per capacità tecnica e imprenditoriale. Non dimenticando, che per trent’anni non c’è stata alcuna manifestazione di interesse da parte di operatori sardi di provata capacità. Chi scrive, ha vissuto in prima persona nei lontani anni Settanta, tutti i risvolti di una vicenda con contorni da romanzo d’avventura, priva di uno sbocco socio economico serio e con le sembianze di un miraggio. A novant’anni da quel 28 ottobre 1928, quando il ministro Costanzo Ciano inaugura quel centro chiamato Mussolinia di Sardegna, è facile tornare indietro nel tempo per ricordare le tappe del lungo cammino che l’Oristanese ha compiuto sul versante dello sviluppo. Più avanti il 29 dicembre 1930 si costituisce il comune autonomo di Arborea che il 17 febbraio 1944, con la caduta del Fascismo e la fine della guerra diventa Arborea. Scrivendo un’altra pagina di quella storia infinita e tormentata della Sardegna del primo novecento. Con un personaggio di statura eccezionale, quel Giulio Dolcetta (1840- 1943), un ingegnere veneto, come racconta lo storico e scrittore Paolo Fadda, nel volume “Alla ricerca di capitali coraggiosi – vicende e personaggi delle intraprese industriali in Sardegna (Sanderson Craig Editore Cagliari 1990), di tradizione finanziaria e bancaria già con alcune esperienze di lavoro alle Ferrovie dello Stato e alla Pirelli. Chiamato dal grande banchiere Toeplitz, un polacco naturalizzato italiano, amministratore delegato della Banca Commerciale, si trasferisce nella Cagliari del Sindaco Ottone Bacaredda, per costruire qualcosa, capitalisticamente, come Toeplitz gli ha indicato. Dolcetta, che anche fisicamente ha la statura del leader, il 23 dicembre 1918 con i capitali del Gruppo Elettrico Sardo, costituisce la Società Bonifiche Sarde, e acquista altri novemila ettari di terreno negli stagni di Sassu, per realizzare un progetto di regolamentazione delle acque e di trasformazione agraria, che per moltissimi anni sarà d’esempio per l’intero Paese. Un uomo del fare, come si dice oggi, che il 28 aprile del 1924 in un mattino sereno,come spesso accade nella primavera sarda, assiste alla inaugurazione di una nuova grande opera di civiltà, la diga sul Tirso. Accanto al piccolo Re Vittorio Emanuele III, che procede a piccoli passi, c’è lui, Giulio Dolcetta. Artefice della grande impresa che a fianco del piccolo Re, sembra anche più alto, quasi un gigante. Nella lapide che ricorda la grande realizzazione della grande opera idraulica, c’è tutto: storia, politica, finanza e tecnica. E con il Re c’è tutta la Sardegna che conta, e che guarda a un futuro di sviluppo e di progresso.

Beppe Meloni

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