Italia nel mondo. Racconti in valigia con un’immigrata allo sbaraglio

immigrata allo sbaraglio

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Italia nel mondo.(Monica Bertoldo) Scegliere di cambiare rotta è un istinto dal sapore audace che fa parte della natura umana, quando poi è la ricerca della felicità ad essere in ballo, l’aspro timore di lasciarsi tutto alle spalle, di cadere nel vuoto dell’incognita perde significato e smette di tamburellare alla ragione. E’ così che si sceglie di essere parte integrante del mondo quando i propri orizzonti non segnano confini, quando è talmente tanto il desiderio di voler essere da dimenticarsi dei limiti, quando la consapevolezza rende le distanze semplice aria percorribile che si scorda del passato per lasciare spazio a quel piacevole pizzicore che sa di realizzazione. Tanti sono i ragazzi che fanno capolino in quella manica di sognatori d’oltre mare, altrettanti quelli che vorrebbero farne parte ma camuffano le proprie speranze con abiti appagati per seppellirne paure, molti poi sono quelli che navigano in acque tormentate da domande, unico scalino per raggiungere la vetta. Ho conosciuto Francesca diventando amica delle sue esperienze sul territorio australiano, mappe vivaci e ricche di consigli capaci di sollevare anche gli animi più inquieti e zeppi d’apprensione. Da Immigrata allo sbaraglio, quale si definisce, Francesca ha scelto di fare della propria avventura un dizionario di racconti e suggerimenti, diventando ispirazione e mentore di una generazione da valigia in mano. Autrice del sito www.immigrataallosbaraglio.com e www.vivereinaustralia.com nonché scrittrice di tre ebook utili a comprendere le dinamiche dell’emigrazione in Australia, Francesca ha reso questa meta un po’ meno austera, riempendo il vuoto informativo che purtroppo regnava su questa destinazione, compromettendone spesso la buona riuscita in termini di viaggio e permanenza. Da backpacker con in mano un working holiday visa a cittadina australiana, di strada ne ha fatto tanta ritrovando la sua terra d’origine in un filo conduttore che passa per l’oceano e sancisce il più bel sistema per diventare insaziabili esploratori di mondo, la conoscenza. Quest’intervista vuole essere un modo per conoscere la storia vincente di chi ha scelto di cambiare ritrovando così la gioia delle proprie scelte, una pulce nell’orecchio che racconta di contezza e voglia d’imparare, un riflettore per una nobile iniziativa.

Dopo tante disavventure e impegno sei diventata cittadina australiana, quali sono gli aspetti che ti fanno sentire più tale e in cosa invece ti senti pienamente italiana?

Devo dire che non ritengo di aver passato troppe disavventure, casomai avventure! Tutto quello che il mio compagno ed io abbiamo programmato ed inseguito per poter rimanere in Australia a tempo indeterminato si è svolto nel modo più liscio possibile, a differenza di molti altri connazionali.

Il mio essere e sentirmi australiana è un processo iniziato dal momento stesso in cui siamo atterrati a Sydney, nel 2010, ed è un processo che continua tutt’oggi.

Mi sento australiana nel modo in cui approccio la vita, rilassato e “chill out” come si dice qui. Sorrido alla gente per strada, cosa che in Italia non ho mai fatto.

E’ nato e cresciuto dentro di me il senso di patriottismo nei confronti di questo paese, una sensazione che non ho mai avuto quando vivevo in Italia e che invece è molto diffusa tra gli australiani. Sono australiana nella curiosità che metto nel voler provare cose nuove, a partire da ricette con influenza multietnica, fino ad arrivare ad essere contenta del miscuglio di nazionalità che popolano questo continente.

Ho imparato a stare all’aria aperta, fare barbecue, andare in spiaggia, camminare nei parchi.

Ad apprezzare il mio aspetto fisico e a farmi meno problemi di come posso apparire agli occhi degli altri. In Italia troppo ruota attorno all’apparenza, amo come qui si possa essere liberi di essere sé stessi senza paura di venire giudicati. Il lavoro non è più il centro della mia vita, esattamente come non lo è per la maggior parte degli australiani. Sono australiana nel legame che ho con la mia famiglia, forte ma non “mammone” ed eccessivo (a parer mio), come lo è invece per molti italiani.

A dir la verità tanti degli aspetti che mi fanno sentire australiana sono in realtà sempre stati dentro di me, anche prima di arrivare qui. Avevano solo bisogno di trovare il posto giusto dove poter essere espressi e rilasciati.

Il mio essere italiana si manifesta nella passionalità che metto in qualsiasi cosa, nella gestualità che accompagna ogni mia frase, nella felicità che ho nel cucinare e ritrovare sapori lasciati a migliaia di chilometri di distanza, nell’essere felice semplicemente con una bella cena in casa con amici, con cibo cucinato con le nostre mani e buon vino. Sono italiana nell’impeto e nel fervore che esplodono quando qualcosa tocca i miei punti deboli. Italiana nella complessità che a volte ho nell’esprimere un concetto molto semplice. Italiana nell’arte dell’arrangiarmi e nella precisione e attenzione che metto nei lavori che svolgo.

Poi, come dico sempre, è difficile categorizzare un paese, riassumere le caratteristiche di chi ci vive. Si finisce per forza per generalizzare e il mio punto di vista potrebbe essere benissimo diverso da quello di un altro emigrato.

L’Australia è diventata una terra promessa per tante persone, ci sono invece aspetti negativi che molto spesso si tralasciano ma che in realtà sono importantissimi per far sì che l’avventura non si trasformi in incubo?

Personalmente non vedo aspetti negativi, forse li chiamerei più “ostacoli” o “difficoltà” che prima di arrivare qui magari non si pensa si possano incontrare.

Ce ne sono alcuni che mi vengono in mente.

Essere disperati in un nuovo paese comporta che si possa cadere facilmente vittima di sfruttamento, psicologico e fisico. Non capisco il senso di atterrare dall’altra parte del mondo per finire in una situazione del genere.

L’inglese è un blocco che molti incontrano. Se non si riesce a comunicare non si riesce a trovare un lavoro, non si riesce a conoscere gente e ad integrarsi. Spesso questa cosa viene sottovalutata, molti pensano “ma sì, con il mio inglese maccheronico ce la farò” e poi si ritrovano con la faccia sbattuta contro la realtà, che può diventare davvero dura e amara e complicare la propria permanenza in Australia.

La distanza dalla propria famiglia. Personalmente non ho mai avuto questo problema, ma per molte persone è un tasto dolente che alla lunga ha trasformato una bella esperienza in qualcosa di doloroso.

Il sistema di immigrazione è complesso, su questo ormai non ci sono dubbi. Riuscire a trovare un visto e quindi il modo per rimanere in Australia, potrebbe non essere semplice. In tanti sottovalutano o non sono a conoscenza della complessità a livello di immigrazione.

Tu hai deciso di rendere pubblica la tua esperienza a servizio degli altri aiutando nella pratica tutti quelli che mirano a fare il tuo stesso percorso, cosa noti nelle persone che ti chiedono informazioni? Quali sono le domande che ti vengono fatte con più frequenza?

Nel corso degli anni ho notato che sempre più gente si prepara prima di partire. Una volta (noi compresi) si facevano i bagagli e si partiva, poco a conoscenza delle regole di immigrazione australiana e di come fosse la cultura qui. Negli anni sono nati parecchi gruppi, pagine Facebook, siti internet sull’Australia e le informazioni su questo paese si sono propagate a macchia d’olio. Reperire informazioni è molto più facile e la gente studia un po’ di più prima di decidere se fare il grande salto.

Un’altra cosa che ho notato è che ormai molta gente non parte più per la voglia di vivere all’estero e provare un’esperienza nuova, parte perché in Italia non vede più un futuro, parte perché non ha un lavoro, perché è sull’orlo della disperazione. Questa è una cosa che mi rattrista moltissimo, perché queste persone sarebbero felici di rimanere nel proprio paese ma si sentono costrette ad andarsene per sopravvivere.

Nonostante io cerchi di capire e di mettermi nei loro panni non sono sicura che quella di arrivare in Australia sia la soluzione ideale per molti di essi. La cultura è completamente di- versa e a livello di immigrazione può non essere facile riuscire ad ottenere un visto a tempo indeterminato. Penso che nel caso in cui si decida di arrivare dall’altra parte del mondo ci debba comunque essere una predisposizione a voler conoscere un nuovo paese e una nuova mentalità, un nuovo approccio alle cose, alla vita, al lavoro. Per alcuni è traumatico arrivare qui, non riescono ad adattarsi, si isolano e non sono felici. Magari potrebbero provare a cambiare paese ma rimanendo nella zona europea.

Tra le persone che mi contattano ce ne sono anche parecchie che hanno famiglia e che vogliono trasferirsi con i propri figli. Molti di essi vogliono arrivare in Australia a 35, 39 anni con un visto studente giusto per mettere piede qui e vedere come vanno le cose. Prima di fare un passo del genere consiglio sempre a chi me lo chiede di rifletterci bene, potrebbe essere solo uno spreco di tempo e denaro. E se non hanno ben chiaro come funziona l’immigrazione australiana e le possibilità reali che avrebbero in Australia, suggerisco di confrontarsi con un agente di immigrazione.

La gente è più preparata ma la domanda che è rimasta costante in questi anni è sempre riguardo al lavoro: “riuscirò a trovare lavoro come cuoco, elettricista, biologo, infermiere…?”. Questa è quella che più mi viene posta. Nessuno però può dirlo con certezza, ci si può basare sulle offerte di lavoro e sulla lista dei lavori più richiesti pubblicata dal dipartimento di immigrazione, ma la verità è che tutto si riduce al singolo caso e al singolo individuo. Alla propria attitudine, predisposizione alle sfide personali, conoscenza dell’inglese, voglia di mettersi alla prova. Una certa professione potrebbe anche essere molto richiesta ma se tu come individuo non sai giocarti le carte al meglio, allora non ci si potrà fare granché.

Cosa ti manca o rimpiangi dell’Italia?

Rimpiango di non essere partita prima, vivere all’estero è stato un mio sogno sin da adolescente appena sbocciata. E purtroppo, o per fortuna, non mi manca nulla. No, neppure il cibo, cosa che sento a molti italiani manca. Se ho voglia di pizza me la faccio in casa (e viene buonissima), se ho voglia di gnocchi o pasticcio di lasagne idem, pasta con vari sughi anche, compreso il pesto, se ho voglia di formaggio grana padano lo trovo in specifici negozi, esattamente come il prosciutto crudo o altri tipi di affettati italiani. Trovo ottimo pane anche qui, ottimi vini, ottimi formaggi, insomma…fino ad ora non ho mai avuto mancanza di nessun cibo. Probabilmente sarò un caso isolato!

Ultimamente, a causa della corsa al sogno australiano, molti hanno messo in luce gli aspetti forse più tetri (ma anche più rari) della permanenza in Australia, menzionando addirittura lo schiavismo, hai già scritto un articolo a riguardo, ma rispiegaci qual’è la tua personale opinione.

Sono la prima a dire che giornali e televisione a volte caricano parecchio le notizie, ma ciò non toglie che i problemi esistano anche qui. Il mio pensiero è molto lineare: se ci sono persone (datori di lavoro) che si permettono di sfruttare, far lavorare in nero, pagare sotto il minimo salariale, fornire alloggi con condizioni igieniche inesistenti, è perché ci sono persone che lo accettano. La gente approfitta di altra gente solo perché viene loro permesso.

In Australia esistono i mezzi per denunciare questo genere di cose, e ho letto di storie molto interessanti andate a buon fine per giovani stranieri che si sono ritrovati in situazioni spiacevoli e hanno reagito.

Quello che consiglio sempre è di non accettare certe condizioni, di cambiare e provare da un’altra parte. Lo so che a volte può non essere facile, soprattutto quando i soldi iniziano a scarseggiare e non si riesce a trovare un lavoro, però perché venire in Australia per fare una bella esperienza e magari cambiare vita se poi si accetta di essere sfruttati o trattati male?

Il governo ha già iniziato ad attuare dei cambiamenti al riguardo. Che siano giusti o sbagliati per me, questo è un altro discorso. La cosa importante è che il governo ne sia a conoscenza e che non nasconda la testa sotto la sabbia. Speriamo che con il tempo si riescano a ridurre questi brutti casi e tristi situazioni al minimo.

Come invece l’Australia ha cambiato te, il tuo modo di vivere, le tue abitudini e se vogliamo il tuo modo di affrontare la vita?

Questa è una risposta che è difficile riuscire a contenere in poche frasi. Mi ha completamente trasformata.

Lo stile di vita australiano mi ha regalato serenità, tranquillità, mi ha tolto la frenesia e l’ansia che vivevo tutti i giorni in Italia.

Il non avere perennemente veline, letterine, donne semi nude e fisicamente perfette ovunque giri lo sguardo, mi ha aiutato a togliermi di dosso tutti quei complessi sul fisico che avevo.

L’amore degli australiani per l’aria aperta e per la natura mi ha contagiata e portata a vivere di più all’esterno.

Il multiculturalismo che c’è in Australia ha soddisfatto e ampliato quell’apertura mentale che ho sempre avuto ma che in Italia era confinata in uno sgabuzzino.

Ho imparato a sentirmi parte di un paese, ho scoperto un nuovo e sconosciuto senso di nazionalismo e unità tra noi che viviamo qui, che sia cittadini o abitanti temporanei.

Il percorso che il mio compagno ed io abbiamo affrontato per poter rimanere qui a tempo indeterminato ha rafforzato il nostro legame, mi ha regalato l’arte della costanza e della pazienza, mi ha convinta senza neppure troppa fatica a credere nel karma, nel fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio. Mi ha fatto capire che i sacrifici vengono ricompensati e che portano a qualcosa, mi ha portato a credere che se hai un sogno nel quale credi davvero, ti devi semplicemente buttare e fare, agire, muoverti. Portarlo avanti finché non diventa realtà.

Ho capito che è vero sul serio il detto “volere è potere”.

Mi ha dato questo e molto altro.

Quali sono i principali consigli che daresti a tutti quelli che intendono trasferirsi?

Di farlo solo se realmente convinti, solo se si pensa di avere l’attitudine giusta per vivere in un paese così lontano e così diverso.

Di rendere l’inglese il proprio miglior amico, perché qui servirà davvero molto.

Un’altra cosa è quella di non sottovalutare la difficoltà che si può avere ad ottenere un visto permanente e i costi legati ad un trasferimento in Australia.

Di stare attenti alle persone che promettono troppo facilmente un lavoro e una sponsorizzazione. La maggior parte delle volte la cosa finisce in fumo.

E se davvero si è convinti di volere fare un passo del genere, di farlo lanciandosi a capofitto dando tutto sé stessi e non avendo timore di fallire.

Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare appena arrivata?

La cosa più lampante e che meno mi aspettavo è stato l’inglese, nonostante fossi partita con un livello superiore alla media. Ho avuto diverse difficoltà, forse complice anche il fatto che il mio compagno lo parlava (e parla) meglio di me e si buttava lui nelle conversazioni.

Ricordo che guardare la televisione era un’agonia, mi concentravo talmente tanto nel cercare di capire tutto che ne uscivo ogni volta con un gran mal di testa.

Solo quando ho smesso di sforzarmi e di avere l’ansia di voler capire ogni parola, ho iniziato a imparare e ad assorbire davvero.

Trovare lavoro è stato un altro passaggio di non poca difficoltà. Dal Working Holiday Visa siamo passati ad un visto studente che permette di lavorare solo part time. Trovare anche semplicemente lavori molto umili è stato difficile. Conosco persone però alle quali le cose sono andate diversamente ed in un giorno hanno trovato lavoro.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Quello che più mi preme è continuare ad essere felice come lo sono ora e continuare a fare viaggi. Sia a mio marito che a me piacerebbe prima o poi provare a vivere in un altro paese, mantenendo l’Australia come la nostra casa-base. Non so se lo faremo, qui stiamo davvero bene, però ci piace sfidarci, cambiare e avere nuovi stimoli. Chi lo sa…siamo aperti a tutto.

E per quanto riguarda il lavoro, continuare a sviluppare il mio business online ed affiancar- lo ad altri progetti che ho in atto, tra cui il webdesign e diventare una traduttrice certificata NAATI.

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