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Gioco d’azzardo, la riforma Renzi nasconde il problema

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Gioco d’azzardo, la riforma Renzi nasconde il problema. Tra le tante riforme portate avanti dal governo Renzi, soltanto una sembrava destinata a raccogliere il consenso popolare: quella sul gioco d’azzardo. Un tema spinoso, affrontato in più di un’occasione in diverse sedi ma ancora senza una reale soluzione. L’operato dell’ex premier nell’ambito gambling è però stato criticato dall’esponente Udc Paola Binetti, che ha ricordato i limiti della proposta.

La considerazione parte da un’analisi delle conseguenze della stessa riforma. In effetti la promessa di ridurre del 30% il numero di slot machine presenti sul territorio non è stata seguita da un’effettiva diminuzione delle stesse. Il termine ultimo è il 31 dicembre 2017, ma mancando ancora l’approvazione del nuovo governo il tempo a disposizione è minore di quello preventivato. La nuova legislazione non è poi in grado di contrastare l’illegalità nel settore gambling, e anzi limitando le piattaforme controllate dallo Stato favorisce proprio la malavita. La delimitazione precisa tra legale e illegale è ad oggi complicata, come riconosciuto dal componente della Commissione Antimafia Enrico Buemi. Il problema del riciclaggio, come emerso dagli scandali più recenti, non è ancora stato superato. Il ministero dell’economia ha però da poco approvato una nuova bozza, con l’obiettivo di intensificare la collaborazione tra potere centrale ed esercenti.

La piaga principale del gambling rimane la ludopatia, almeno in Italia, come riassume l’infografica sulla diffusione del gioco patologico elaborata dal Giochidislots.com. I giocatori problematici oscillano tra l’1,2 e il 3,7%, quelli patologici tra lo 0,5 il 2,2%. In tutto si calcola che sono circa 23 milioni i giocatori nel nostro Paese, di cui i due terzi di sesso maschile. Lo scommettitore medio infatti è un uomo adulto con uno stipendio sopra la media, che punta su diverse specialità e piattaforme. Da non sottovalutare tuttavia i numeri dei giovani, che sono il 18% dei giocatori problematici di cui sopra. Contando per giovani la fascia d’età tra i 15 e i 19 anni, che comprende anche i minorenni, in teoria estromessi dal sistema azzardo.

La Sardegna è una delle regioni con il maggiore tasso di gioco, in particolare intorno alle grandi città. La nostra Regione si trova nei primi dieci posti per la presenza di slot machine sul territorio, con 14.514 apparecchi attivi nel novembre 2016, quasi 700 in più rispetto all’anno precedente. Con la legge di stabilità il numero dovrebbe essere ridotto a 9.671, ma i dubbi espressi in precedenza per la riforma nazionale valgono in blocco per la regione. A impressionare è soprattutto la densità, più di 22 macchinette ogni 10.000 abitanti. La zona più legata all’azzardo è Nuoro, in cui non a caso si registra una densità apparecchi per abitante più alta.

Inutili finora le proposte avanzate da alcuni consiglieri per introdurre il distanziometro e il marchio “no slot” per i gestori che aderiscono alla battaglia. Di fatto la Sardegna vive una situazione di stallo legislativo, che si potrà risolvere soltanto quando interverrà lo Stato a mettere chiarezza. Senza l’ausilio Renzi, che pare aver soltanto insabbiato le questioni davvero importanti intorno al gambling. Adesso però servono soluzioni, evitando che le scommesse diventino solo propaganda. In caso contrario zone come la Sardegna potrebbero imboccare la via del non ritorno, vedendo proliferare l’azzardo senza poi avere più i mezzi per contrastarlo.

Antonello Di Muccio

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